Ucraina, gelo sul vertice Trump-Putin: l’Europa prova a far saltare l’accordo di pace?
Mentre si avvicina il vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump, previsto il 15 agosto in Alaska, cresce la tensione dietro le quinte. L’Unione Europea, insieme a Kiev, sta mettendo in campo ogni sforzo per bloccare un’intesa tra Stati Uniti e Russia che preveda la cessione di territori ucraini senza il coinvolgimento diretto dell’Ucraina stessa. Una mossa che rischia, di fatto, di allontanare una possibile soluzione diplomatica al conflitto.
La linea dura europea è emersa chiaramente in un incontro organizzato nel Kent dal ministro degli Esteri britannico David Lammy, alla presenza del vicepresidente americano J.D. Vance e con la partecipazione in collegamento dei rappresentanti ucraini e di numerosi Paesi Ue, tra cui l’Italia.
Gli interlocutori hanno ribadito che qualsiasi accordo deve prevedere un cessate il fuoco immediato, senza alcuna concessione territoriale unilaterale da parte di Kiev. La posizione è netta: “La pace si costruisce solo con l’Ucraina, non alle sue spalle”, hanno fatto sapere. Una risposta chiara all’ipotesi avanzata da Trump di “scambi di territori” tra Mosca e Kiev, proposte che stanno provocando malumori e resistenze all’interno della coalizione occidentale.
Fonti europee citate dal Wall Street Journal rivelano che l’Ucraina ha avanzato un contropiano che prevede garanzie di sicurezza solide per ogni eventuale concessione territoriale, compresa la possibile adesione di Kiev alla Nato. Allo stesso tempo, Mosca sembra giocare d’astuzia, proponendo un congelamento delle posizioni militari nelle regioni orientali e meridionali, ma con condizioni che Kiev respinge categoricamente.
Il presidente Zelenskyy, che ha definito “costruttivi” i colloqui con i rappresentanti Usa e Ue, ha confermato la propria posizione, rimarcando che “il percorso per la pace deve essere deciso insieme all’Ucraina e solo insieme”.
Il nodo rimane la sovranità territoriale: nessuno vuole ripetere la storia della Crimea, annessa dalla Russia nel 2014, o permettere che altre aree ucraine finiscano sotto il controllo di Mosca senza una soluzione definitiva e rispettosa dei confini internazionali.
In attesa del summit in Alaska, la partita diplomatica si fa sempre più complessa, tra veti incrociati e strategie europee che sembrano più orientate a sabotare un’intesa “a tutti i costi” che a costruire una pace duratura.
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