Uccisioni in Cisgiordania. L’UE parla, Israele fa quello che vuole.
La situazione in Cisgiordania è “inaccettabile”. Lo dice l’UE. E quando l’UE dice che qualcosa è inaccettabile, state certi che quella cosa continuerà ad accadere, puntualmente, nel più assoluto disinteresse generale.
Dal 28 febbraio, in Cisgiordania, sei palestinesi sono stati uccisi da coloni estremisti, decine di comunità attaccate, proprietà distrutte, famiglie cacciate di casa. Bruxelles ha, come sempre, preso carta e penna, metaforicamente, sia chiaro, ché ormai si usa la tastiera, e ha prodotto un comunicato per stigmatizzare l’azione del Governo di Tel Aviv, responsabile dell’ennesima mattanza in Medio Oriente.
L’UE “chiama” Israele ad agire. Non sanziona, non sospende accordi, non convoca ambasciatori. Chiede con la solita mancanza di autorevolezza.
Si “esorta” poi al rispetto del diritto internazionale, quella costruzione giuridica meravigliosa che vale tutto tranne quando nazioni come USA e Israele, compagne di guerra, non hanno voglia di rispettarlo.
La parola magica del comunicato dell’Ue è “impunità”: termine solenne, evocativo, usato con grande disinvoltura da chi non ha mai trovato il modo, o la volontà, di trasformarlo in conseguenze concrete.
Gli accordi commerciali tra Ue e Israele, nel frattempo, reggono benissimo.
Il comunicato del SEAE, il Servizio Europeo per l’Azione Esterna, dunque è stato emesso. I valori sono salvi, meno gli abitanti della Cisgiordania.
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