8 Maggio 2026
PoliticaSardegna

Turismo e ristorazione, la FIPE Confcommercio chiede un cambio di passo per Cagliari.

Un settore che arranca, una città che rischia di perdere terreno e un appello che suona come un ultimatum. Per il turismo locale non bastano più i proclami: serve un nuovo paradigma. A ribadirlo è la FIPE Confcommercio Sud Sardegna, che a Cagliari ha presentato un manifesto denso di richieste e proposte concrete per rilanciare la competitività del capoluogo.

“Non chiediamo scorciatoie, ma metodo e visione – ha scandito il presidente FIPE, Emanuele Frongia –. Siamo pronti a sederci a un tavolo permanente, a dare idee e soluzioni. Ma l’amministrazione deve fare la sua parte: ascoltare, decidere, agire. Serve una proposta, non lo scontro e non possiamo permetterci di perdere altre occasioni dopo i risultati di quest’ultima stagione”.

Un documento, come evidenziato in più punti, che mette in fila i nodi che strangolano il comparto: un piano acustico che penalizza l’intrattenimento, un regolamento sul suolo pubblico obsoleto e mai condiviso, una programmazione turistica debole, una raccolta differenziata farraginosa, per usare un eufemismo, lavori pubblici mal coordinati e spazi urbani poco valorizzati.

A tutto ciò si somma la cronica carenza di taxi nelle ore serali e notturne. “La doppia guida non basta – spiegano dalla FIPE –. Serve un piano strutturale: più licenze, più coordinamento e più sicurezza”.

Un quadro dalle tinte fosche leggendo alcuni dati della Camera di Commercio di Cagliari-Oristano: “Nell’ultimo anno – ha ricordato il segretario dell’ente camerale, Cristiano Erriu – hanno chiuso 150 imprese, tra cui 115 ristoranti, 15 strutture ricettive e 8 agenzie di viaggio. Le imprese giovanili scendono a 195, in calo costante dal 2020. Nel commercio, il saldo è negativo del 3,1% in cinque anni.

Numeri, insomma, emblematici di una città in cui gli operatori strutturati trovano sempre meno spunti per aumentare la produttività.

Se il territorio resta “la materia prima”, il problema è come lo si utilizza. “Cagliari deve diventare meta di soggiorno, non città di passaggio – ha ammonito Paolo Manca, presidente regionale di Federalberghi –. Il valore lo porta chi resta a dormire, non chi fugge dopo poche ore. Non possiamo più improvvisare: servono servizi professionali, standard riconoscibili e una promozione efficace”.

Rilancio turistico che non può prescindere da una “rivoluzione” nei cieli della Sardegna: “Con il nuovo operatore della continuità territoriale abbiamo perso 110mila passeggeri – ha esordito il direttore commerciale dell’aeroporto di Cagliari-Elmas, Davide Crognaletti – e la tassa comunale da 6,5 euro è un bluff: ai Comuni restano solo 7 centesimi. Dove è stata abolita si sono registrati incrementi di traffico importarti. In Sardegna, come ha in più occasioni fatto presente il principale vettore low cost nell’isola, la sua abolizione potrebbe portare un altro milione di passeggeri in più”. Crognaletti ha rilanciato anche la sfida del mare: “Il porto di Cagliari deve diventare un home port per le crociere, solo così i turisti resteranno almeno una notte in città”.

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