13 Settembre 2026
Europa

Turchia: “La guerra in Ucraina sta spingendo la Russia verso l’ultima opzione”

Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha lanciato un avvertimento sul possibile sviluppo del conflitto tra Russia e Ucraina, sostenendo che la guerra potrebbe arrivare a un punto in cui Mosca ricorra alla propria “ultima opzione”, man mano che il conflitto si allarga sul piano geografico e riguardo a obiettivi e metodi impiegati.

L’allarme lanciato nell’intervista all’Anadolu.

Interpellato sulla possibilità che il conflitto porti effettivamente la Russia a utilizzare la propria “ultima opzione”, Fidan ha risposto che, se quella che ha definito una “guerra di distruzione” dovesse continuare ad ampliarsi, Mosca potrebbe davvero arrivare a ricorrere all’estrema misura a sua disposizione.

Secondo Fidan, durante una recente visita in Russia la questione avrebbe rischiato di essere sollevata direttamente nei colloqui con i suoi omologhi, poiché l’opinione pubblica russa spingerebbe ormai in quella direzione. Il ministro ha affermato di aver riferito questa stessa valutazione agli interlocutori occidentali, sottolineando come anch’essi ne siano consapevoli.

Fidan ha ribadito che si tratta di un pericolo concreto, che richiede l’intervento della comunità internazionale per fermare l’allargamento del perimetro di guerra, avvertendo che scenari ritenuti fino a poco tempo fa impossibili si starebbero invece concretizzando.

Dalla “guerra di logoramento” alla “guerra di distruzione”.

Il ministro ha poi ricostruito l’evoluzione del conflitto, spiegando come i mediatori internazionali , Stati Uniti in primis, abbiano osservato che, finché le parti in guerra ritengono di disporre ancora di capacità militari da utilizzare l’una contro l’altra, difficilmente saranno disposte a fare concessioni.

Fidan ha ricordato come, nella fase di massima intensità dei negoziati, il conflitto avesse assunto i caratteri di una vera e propria “guerra di logoramento” lungo la linea del fronte, con soldati impegnati in scontri quotidiani tramite droni e artiglieria senza significativi avanzamenti territoriali, mentre risorse economiche e truppe continuavano a essere inviate senza sosta sul campo di battaglia. “È stato proprio in quel momento, ha spiegato il ministro, che la Turchia era intervenuta come mediatore, in quella che ha definito la fase più favorevole per costruire una base di compromesso”.

L’accordo, tuttavia, non si sarebbe concretizzato perché “la Russia non era riuscita a conquistare l’area del Donetsk che si era prefissata”.

Il ministro ha inoltre osservato come le percezioni e le valutazioni del conflitto divergano profondamente tra europei, russi, americani e ucraini, e come il principio secondo cui porre fine alla guerra dovrebbe prevalere su ogni altro interesse non si sia ancora affermato tra le parti coinvolte. “Alcuni attori, ha aggiunto Fidan, ritengono che concludere il conflitto nelle condizioni attuali comporterebbe per loro un costo maggiore rispetto a lasciarlo proseguire”. Una delle ragioni, secondo il ministro, per cui la volontà di porre fine alla guerra resta ancora così debole.

foto R. Nial Bradshaw, Air Force