19 Luglio 2026
EuropaPolitica

Turchia e Ue. L’arresto di Ekrem İmamoğlu conferma la debolezza della democrazia rispetto agli interessi strategici.

L’Istituto Internazionale per gli Studi sul Medio Oriente e i Balcani (IFIMES), ha pubblicato una dettagliata analisi sulla crisi politica in corso in Turchia, scaturita dall’arresto del sindaco di Istanbul ed ex candidato presidenziale del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), Ekrem İmamoğlu. Il rapporto, intitolato “Turchia 2025: Il futuro politico della Turchia dopo l’arresto di İmamoğlu”, offre una lettura articolata degli sviluppi interni e delle implicazioni geopolitiche di un evento che ha riportato la nazione al centro dell’attenzione internazionale e che mette al centro la timida protesta dell’Ue verso l’ennesimo atto contro lo Stato di diritto in Turchia, Paese partner dell’Ue.

L’arresto di İmamoğlu, avvenuto il 19 marzo 2025 con l’accusa di corruzione e appropriazione indebita, ha scatenato una vasta ondata di proteste in tutto il Paese, in particolare nelle principali città come Istanbul, Ankara e Izmir. La mobilitazione – la più ampia dal 2013 – ha visto scendere in piazza oltre due milioni di persone, perlopiù giovani delusi da 24 anni di governo del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) guidato da Recep Tayyip Erdoğan.

Nonostante la retorica del CHP, che ha descritto l’arresto come politicamente motivato, la presentazione di prove da parte degli inquirenti e alcuni episodi di violenza durante le manifestazioni hanno progressivamente indebolito l’ondata di protesta.

Secondo IFIMES, l’inchiesta giudiziaria non si sarebbe limitata al CHP, ma avrebbe coinvolto complessivamente 155 municipalità, tra cui 59 amministrate dall’AKP, 58 dal CHP, 21 dal Partito del Movimento Nazionalista (MHP), 10 dal partito filo-curdo DEM e 7 dal Partito Buono (İYİ). Tuttavia, l’avvio delle indagini proprio da Istanbul – roccaforte di İmamoğlu – è stato letto come un tentativo di Erdoğan di eliminare il suo principale sfidante in vista delle presidenziali del 2028.

Paradossalmente, secondo il rapporto, sarebbero stati alcuni esponenti del vecchio establishment del CHP, legati all’ex leader Kemal Kılıçdaroğlu, a consegnare i primi fascicoli di denuncia contro İmamoğlu.

Il presidente Erdoğan avrebbe approfittato di un contesto geopolitico favorevole per colpire il rivale politico. Con la Turchia al centro di cruciali trattative internazionali – dalla mediazione tra Russia e Ucraina al ruolo crescente in Medio Oriente e nei Balcani – Ankara è oggi un attore irrinunciabile. In questo scenario, osserva IFIMES, le preoccupazioni dell’Occidente per lo stato della democrazia in Turchia passano in secondo piano rispetto agli interessi strategici.

Ekrem İmamoğlu, nato nel 1970 a Trabzon, è salito alla ribalta nel 2019 con la storica vittoria alle municipali di Istanbul, battendo un fedelissimo di Erdoğan. Dopo l’annullamento del primo voto, il suo trionfo nella seconda tornata elettorale fu ancor più netto, consolidando la sua immagine di leader capace di unire i moderati e attrarre anche elettorato al di fuori del CHP. Rieletto nel 2024, era considerato il volto nuovo in grado di rovesciare lo status quo.

Ma la sua ascesa ha anche generato tensioni interne al partito, culminate nella sua estromissione dell’ex leader Kılıçdaroğlu nel congresso del 2023. Proprio in quell’ambito, iniziarono a circolare video e testimonianze che hanno alimentato i sospetti su presunte irregolarità finanziarie.

İmamoğlu si trova attualmente detenuto nel carcere di Silivri, in attesa di rinvio a giudizio. Le accuse a suo carico spaziano dalla corruzione alla gestione illecita dei dati personali. Tra i 25 testimoni ascoltati dalla procura, la maggior parte proviene dall’ambiente del CHP stesso.

Se il suo arresto fosse giustificato da motivi puramente giudiziari – come sostiene il governo turco – allora la revoca del suo titolo universitario, avvenuta poche ore prima del fermo, suggerisce una strategia per impedirgli la candidatura alle presidenziali del 2028, in base all’articolo 101 della Costituzione turca.

IFIMES conclude che il tentativo di silenziare İmamoğlu potrebbe trasformarsi in un boomerang. In molti hanno già paragonato la sua vicenda a quella di Erdoğan stesso, incarcerato nel 1999 per quattro mesi con l’accusa di incitamento all’odio religioso per aver recitato una poesia di Ziya Gökalp. L’effetto martire potrebbe rafforzare ulteriormente il sostegno popolare per İmamoğlu, trasformandolo in simbolo di resistenza democratica e in possibile catalizzatore di un nuovo fronte d’opposizione.

Mentre il processo si profila lungo e complesso, il futuro politico della Turchia rimane incerto, sospeso tra l’ambizione autoritaria del presente e la possibilità di un’alternativa democratica incarnata – forse – proprio dall’uomo oggi dietro le sbarre.

Foto di Şinasi Müldür da Pixabay.com

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