La Tunisia è un porto sicuro per il rimpatrio degli immigrati?

Può la Tunisia essere considerata una nazione sicura per il rimpatrio degli immigrati? Recentemente Vincent Cochetel, inviato speciale dell’UNHCR, ovvero l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati per il Mediterraneo centrale, si è così esposto sulla questione dei porti sicuri per lo sbarco di immigrati: “*La Tunisia ha dei Place of Safety, dei porti sicuri dove è possibile pensare di sbarcare le persone soccorse nel Mediterraneo centrale. Le persone possono essere sbarcate: non vengono spedite in prigione, non vengono rispedite indietro da quelle autorità del loro paese da cui stanno eventualmente scappando. Possiamo lavorare con l’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, e fornire loro assistenza. Non è un’accoglienza di lusso, ma è sicura”.

Alla luce di queste dichiarazioni, l’eurodeputata Silvia Sardone del gruppo Identità e Democrazia, ha sottoscritto una interrogazione parlamentare con richiesta di risposta, nella quale ha richiesto di conoscere il punto di vista della Commissione in merito alla questione dei porti della Tunisia, come luogo di sbarco per gli immigrati, anche alla luce del fatto che la stragrande maggioranza delle ONG nelle operazioni di soccorso di immigrati si rifiutano categoricamente di far sbarcare gli immigrati in Tunisia.

Contro le dichiarazioni di Cochetel sono scesi in campo diversi giuristi, attivisti e organizzazioni non governative, che hanno criticato il fatto che la Tunisia non ha ancora adottato una legge capace di regolamentare le richieste di asilo. Secondo i sostenitori di questa tesi, i migranti si troverebbero a vivere illegalmente in un posto che non ha capacità e mezzi per ospitare i rifugiati e che è stato già accusato di respingimenti e deportazioni verso la Libia.

*dichiarazione rilasciata alla testata Open

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