15 Agosto 2026
Sardegna

Tumori: in Italia cresce l’adesione agli screening, ma il Sud resta fanalino di coda.

L’Italia registra un aumento significativo nella partecipazione agli screening preventivi per i tumori, in particolare per la mammografia che nel 2024 supera i livelli pre-pandemia. Tuttavia, permangono forti disparità territoriali, con il Sud che continua a mostrare i tassi di adesione più bassi. A confermarlo sono i dati della sorveglianza Passi dell’Istituto Superiore di Sanità relativi al biennio 2023-2024.

Secondo Passi, il 75% delle donne tra i 50 e i 69 anni ha effettuato la mammografia preventiva entro i tempi raccomandati dalle linee guida nazionali. Un risultato importante che però nasconde profonde differenze: la copertura raggiunge l’86% nel Nord, l’80% nel Centro, mentre nel Sud si ferma al 62%. Friuli Venezia Giulia si conferma la regione più virtuosa con il 90%, mentre la Calabria rimane la più indietro con solo il 46%.

La pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto negativo sugli screening: nel 2020-2021 la copertura è calata per riduzione dell’offerta da parte delle ASL e minore adesione delle donne. Dal 2022 però si è assistito a una ripresa che nel 2024 ha superato i valori pre-pandemia. Nonostante ciò, un 10% delle donne non ha mai effettuato una mammografia preventiva e quasi il 15% non si sottopone all’esame da oltre due anni.

“La maggior parte delle mammografie preventive – spiega Maria Masocco, coordinatrice della sorveglianza – avviene all’interno dei programmi organizzati, che rappresentano uno strumento chiave per ridurre le disuguaglianze sociali nell’accesso alla prevenzione, soprattutto per le donne con minori risorse economiche o di istruzione”.

Lo screening colorettale raggiunge una copertura del 47% tra i cittadini di 50-69 anni, con una netta forbice geografica: 62% al Nord, 55% al Centro e appena il 30% al Sud. La maggior parte delle persone si sottopone ai test (ricerca sangue occulto o colonscopia) all’interno dei programmi ASL (39%), mentre la partecipazione spontanea è limitata (8%).

Anche in questo caso la pandemia ha causato un rallentamento nell’offerta e nella partecipazione, con una ripresa a partire dal 2022 che ha riportato i valori ai livelli pre-COVID entro il 2024.

Nel biennio 2023-2024, il 78% delle donne tra 25 e 64 anni ha effettuato lo screening cervicale secondo le raccomandazioni. Anche qui emergono differenze socio-economiche e territoriali, con una copertura media dell’84% nelle Regioni del Nord e Centro, e del 69% al Sud (59% in Calabria).

Diversamente dagli altri screening, la copertura cervicale non ha ancora recuperato i livelli pre-pandemici, con il 2024 che registra valori sostanzialmente invariati rispetto al 2020. Tra le cause, oltre all’impatto della pandemia, potrebbe esserci il cambiamento nella modalità di offerta, legata all’età e allo stato vaccinale HPV delle coorti più giovani.

Un dato preoccupante riguarda l’11% delle donne che non si è mai sottoposta allo screening, spesso perché ritiene di non averne bisogno.