Trump vuole rimodellare le regole del commercio globale
Dopo aver fatto a pezzi le regole del commercio internazionale in meno di due anni, Donald Trump e la sua amministrazione, mandano segnali di distensione verso il WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Questa settimana, quando i ministri del commercio di tutto il mondo si riuniranno a Yaoundé, in Camerun, per un vertice di quattro giorni, dal 26 al 29 marzo, gli USA, con molta probabilità, attaccheranno il principio della clausola della nazione più favorita, ovvero la regola fondante del WTO, che impone a tutti i membri di trattare i Paesi in modo non discriminatorio.
L’idea, un tempo controversa, sta guadagnando terreno. Anche l’Unione Europea ha mostrato apertura verso un trattamento differenziato per i Paesi che hanno beneficiato della liberalizzazione commerciale senza aprire i propri mercati.
Il contesto: la Corte Suprema e il dietrofront sui dazi.
Lo sfondo è di quelli carichi di tensione. I 165 Paesi membri del WTO attendono la prossima mossa di Trump dopo che la Corte Suprema americana ha bocciato il mese scorso gran parte della sua agenda tariffaria originaria. Prima di quella clamorosa inversione di rotta, Washington aveva già avanzato una proposta per ridisegnare il funzionamento dell’organizzazione mondiale, puntando a piegarne le regole in proprio favore, soprattutto nei confronti della Cina.
Al di là delle posizioni negoziali, sono i gesti concreti a fare notizia. L’amministrazione Trump, pur avendo annunciato il ritiro da 66 organizzazioni internazionali, ha escluso il WTO dalla lista. In autunno ha inoltre saldato in silenzio i 25 milioni di dollari di contributi arretrati dovuti all’organizzazione. Ha nominato un ambasciatore di profilo tecnico, Joseph Barloon, già collaboratore del falco commerciale Robert Lighthizer, e non ha bloccato la nomina di Jennifer Nordquist come vice direttore generale.
foto thewhitehouse.gov
