7 Ottobre 2026
Europa

Trump umilia Starmer: “Non abbiamo bisogno di chi arriva a guerra vinta”.

Donald Trump non perdona le esitazioni. E quando si tratta di Keir Starmer, il presidente americano non usa mezzi termini. In un post pubblicato su Truth Social, Trump ha pubblicamente respinto l’offerta britannica di inviare portaerei nel Golfo Persico, trasformando quello che avrebbe potuto essere un gesto di solidarietà atlantica in un’umiliazione diplomatica servita al mondo intero.

“Va bene, Primo Ministro Starmer, non ne abbiamo più bisogno, ma ce lo ricorderemo”, ha scritto Trump, dopo aver annunciato che il governo britannico “sta finalmente considerando seriamente di inviare due portaerei in Medio Oriente”. L’affondo finale non si è fatto attendere: “Non abbiamo bisogno di chi si unisce alle guerre dopo che le abbiamo già vinte”.

Il prezzo delle esitazioni.

Il rapporto tra Trump e Starmer si trascina da giorni sul filo della tensione. Il premier laburista aveva inizialmente esitato prima di concedere a Washington il permesso di utilizzare la base militare britannica di Diego Garcia, nelle Isole Chagos, per colpire depositi di missili iraniani. Quella pausa, per quanto comprensibile sul piano della politica interna britannica, è costata cara: Trump non ha mancato di criticare ripetutamente il suo alleato per quella che ha interpretato come una mancanza di tempestività e lealtà.

Alla fine Starmer ha ceduto, e non solo su Diego Garcia. Venerdì e sabato, quattro bombardieri B-1 americani sono atterrati alla base di Fairford nel Gloucestershire, nel cuore dell’Inghilterra. Il ministero della Difesa britannico ha cercato di inquadrare la concessione in termini difensivi: “Gli Stati Uniti hanno iniziato a usare basi britanniche per specifiche operazioni difensive volte a impedire all’Iran di lanciare missili nella regione, mettendo a rischio vite britanniche”. Una dichiarazione che rivela tutta l’imbarazzo di Londra nel dover giustificare davanti all’opinione pubblica interna la propria partecipazione al conflitto iraniano.

Blair contro Starmer: il passato giudica il presente.

A rendere ancora più difficile la posizione di Starmer è arrivata una critica inattesa e politicamente pesantissima: quella di Tony Blair. L’ex premier laburista, che nel 2003 trascinò il Regno Unito nella guerra in Iraq al fianco di George W. Bush, ha attaccato il proprio successore di partito in un evento privato, le cui parole sono però trapelate sui media britannici.

Secondo quanto riportato, Blair avrebbe definito Washington un “pilastro indispensabile” della sicurezza britannica, sostenendo che gli alleati devono “esserci” indipendentemente da chi siede alla Casa Bianca. Un messaggio diretto a Starmer: le alleanze non si gestiscono a seconda della simpatia personale per il presidente di turno.

Il paradosso è stridente. Blair, la cui scelta di seguire gli americani in Iraq rimane una delle decisioni più controverse della storia politica britannica recente, si ritrova oggi a fare la morale al leader laburista per non essersi schierato abbastanza in fretta.

Nel frattempo, sul fronte militare, Trump ha annunciato nuovi e più duri attacchi contro l’Iran. “Oggi l’Iran sarà colpito molto duramente!” ha scritto su Truth Social, aggiungendo di stare valutando di allargare la lista dei bersagli a “aree e gruppi di persone che fino ad ora non erano stati considerati per essere presi di mira”. Parole che suonano come un’escalation annunciata.

foto thewhitehouse.gov