Trump smentisce i pagamenti all’Iran: “Fake news”. Vance chiarisce: i fondi arriveranno dal Golfo
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto con forza le indiscrezioni su presunti pagamenti americani all’Iran, bollando come fake news le notizie su un maxi-pacchetto finanziario di ricostruzione. “La storia secondo cui gli Stati Uniti starebbero pagando all’Iran 300 milioni di dollari è falsa”, ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social.
La smentita presidenziale ha però lasciato aperta una questione: Trump ha citato la cifra di 300 milioni, mentre altri esponenti dell’amministrazione e i media internazionali avevano parlato di 300 miliardi. Il vicepresidente JD Vance ha poi chiarito la natura del fondo, precisando in un’intervista a NBC News che “non un solo centesimo proverrà dagli Stati Uniti”. Secondo Vance, sarebbero le nazioni arabe del Golfo a finanziare eventualmente il piano, ma solo a condizione che Teheran renda la propria economia “appetibile agli investimenti e inizi a comportarsi come un Paese normale”. Verrebbe da chiedere al vicepresidente americano chi ha bombardato chi dallo scorso 28 febbraio ma, si sa, il senso critico non appartiene a tutti.
Un alto funzionario americano ha confermato che un fondo miliardario è effettivamente al centro delle trattative diplomatiche, ma ha sottolineato che qualsiasi progresso finanziario sarà “legato ai risultati concreti” ottenuti sul campo. Il Financial Times ha riferito che l’attivazione del fondo è subordinata a un accordo definitivo, che prevede una proroga del cessate il fuoco di 60 giorni e la piena riapertura dello Stretto di Hormuz. I capitali, inoltre, sarebbero gestiti attraverso un quadro pensato per attrarre imprese private interessate ai mercati iraniani, escludendo qualsiasi forma di aiuto diretto tra governi.
Petroliere iraniane attraversano il blocco nel Golfo di Oman.
Sul fronte marittimo, diverse navi iraniane hanno attraversato lunedì, senza alcun incidente, la zona che i media iraniani descrivono come un blocco navale statunitense nel Golfo di Oman. L’emittente di Stato IRIB ha riferito che le imbarcazioni hanno proseguito i loro viaggi senza interferenze: tra queste, una superpetroliera diretta verso porti iraniani, una nave da carico con mangimi per il bestiame e una cisterna con greggio iraniano in rotta verso la destinazione di esportazione.
L’agenzia di stampa Tasnim ha aggiunto che tre petroliere e due mercantili con “beni di prima necessità” avrebbero attraversato la linea di blocco con pochi minuti di anticipo rispetto ai precedenti. Le autorità americane non hanno rilasciato commenti immediati sulle notizie iraniane. La regione rimane in uno stato di alta tensione, con dispute in corso sulla libertà di navigazione nelle acque attorno allo Stretto di Hormuz.
Diciassette Paesi accolgono l’intesa USA-Iran e chiedono la riapertura dello Stretto.
Sul piano diplomatico, un gruppo di 17 Paesi ha accolto con favore il memorandum d’intesa annunciato tra Washington e Teheran, definendolo un’occasione per restituire stabilità alla regione. “Questo è un momento di opportunità per ripristinare la stabilità regionale e stabilizzare l’economia globale”, si legge nella dichiarazione congiunta firmata inizialmente da Regno Unito, Francia, Germania e Italia, cui si sono poi aggiunti altri tredici Paesi, tra cui Giappone, Canada, Australia, Belgio, Grecia e Polonia.
I leader hanno espresso congratulazioni agli Stati Uniti, all’Iran e ai mediatori , Pakistan e Qatar in testa , per quello che hanno definito un “risultato diplomatico storico”, chiedendo che i negoziati di dettaglio vengano conclusi e l’accordo attuato “rapidamente e in modo esaustivo”. Centrale nella dichiarazione la richiesta di riaprire con urgenza lo Stretto di Hormuz e di ripristinare la “libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni”, anche attraverso una missione “strettamente difensiva e indipendente” per proteggere il traffico commerciale e condurre operazioni di sminamento.
I firmatari hanno inoltre ribadito che l’Iran “non deve mai dotarsi di armi nucleari” e si sono detti pronti a revocare le relative sanzioni in risposta a “passi chiari e verificabili” da parte di Teheran sul programma atomico.
foto The Whitehouse.gov
