14 Agosto 2026
Europa

Trump ordina un altro grande raid in Medio Oriente e lo twitta

Con il tono di chi annuncia una promozione aziendale più che un atto di guerra, il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha diffuso un comunicato ufficiale per rivendicare personalmente l’ordine di bombardamento dell’isola di Kharg, nel Golfo Persico, cuore pulsante dell’export petrolifero iraniano.

“Le nostre armi sono le più potenti e sofisticate che il mondo abbia mai conosciuto, ma, per ragioni di decenza, ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere dell’isola. Tuttavia, qualora l’Iran, o chiunque altro, dovesse fare qualcosa per interferire con il libero e sicuro transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente questa decisione”.

Uno stile comunicativo da smargiasso internazionale, più vicino al post di un cowboy digitale con il dito sul grilletto che al comunicato di un presidente con senso istituzionale

Nessun riferimento al diritto internazionale, nessuna menzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nessun accenno alla sovranità di uno Stato terzo colpito militarmente senza una dichiarazione di guerra formale. Solo la fredda contabilità della potenza: obiettivi militari “totalmente obliterati”, infrastrutture petrolifere risparmiate, per ora, quasi fosse una concessione magnanima del vincitore al vinto.

E poi la minaccia esplicita, nemmeno velata: qualora l’Iran o “chiunque altro” dovesse interferire con il libero transito nello Stretto di Hormuz, Trump si riserva di “riconsiderare immediatament”» la decisione di non colpire le raffinerie. Un ultimatum che consegna al mondo l’ennesima conferma di un’America decisamente lontana dai minimi standard democratici.

foto https://www.president.gov.ua/