EuropaPolitica

Trump minaccia pure (e ancora) l’Iran.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un intervento duro contro l’Iran qualora le autorità iniziassero a uccidere i manifestanti che da settimane protestano contro il peggioramento delle condizioni economiche del Paese.

“Se iniziano a uccidere le persone, come tendono a fare durante le loro rivolte, e ne hanno molte, allora li colpiremo molto duramente”, ha dichiarato Trump nel corso di un’intervista al The Hugh Hewitt Show. Il presidente ha aggiunto che Teheran sarebbe già stata avvertita “in modo molto chiaro, persino più duro di quanto stia dicendo ora”, sottolineando che, in caso contrario, “pagheranno un prezzo altissimo”.

Sulla questione è intervenuto anche il vicepresidente JD Vance, che ha ribadito il sostegno degli Stati Uniti ai manifestanti pacifici in tutto il mondo, compresi quelli iraniani. “Siamo certamente al fianco di chiunque partecipi a proteste pacifiche e rivendichi i propri diritti”, ha affermato nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca.

Vance ha inoltre evidenziato l’importanza di un dialogo sul programma nucleare iraniano, sostenendo che “la scelta più intelligente” per Teheran sarebbe avviare “una vera negoziazione” con Washington. La domanda, però, è perché uno Stato sovrano dovrebbe trattare con gli Stati Uniti su questioni interne. In occasione dei recenti fatti di Minneapolis, che hanno nuovamente scosso l’opinione pubblica americana, si è forse levata la voce di Masoud Pezeshkian per chiedere spiegazioni o lanciare minacce?

Le autorità iraniane non hanno diffuso dati ufficiali sulle vittime. Tuttavia, secondo l’Human Rights Activists News Agency (HRANA), nel rapporto pubblicato mercoledì, all’undicesimo giorno di proteste, almeno 38 persone sono state uccise, tra cui quattro membri delle forze di sicurezza, mentre si contano decine di feriti e 2.217 arresti. L’agenzia Tasnim ha inoltre riferito che il numero di agenti di polizia feriti è salito a 568, mentre 66 membri delle forze paramilitari Basij sarebbero rimasti feriti negli scontri.

foto thewhitehouse.gov