15 Luglio 2026
Europa

Trump: “Faremo tutto il possibile per rendere la Siria un successo”.

Una dichiarazione destinata a cambiare gli equilibri del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che Washington “farà tutto il possibile per rendere la Siria un Paese di successo”, al termine di un incontro a porte chiuse con il suo omologo siriano Ahmed al-Sharaa.

Si tratta del primo vertice ufficiale tra un capo di Stato siriano e un presidente americano dalla fine del mandato di Bashar al-Assad e, più in generale, della prima visita di un leader siriano alla Casa Bianca in quasi 80 anni.

Trump: “Un leader forte, la Siria può farcela”.

Parlando nello Studio Ovale dopo un colloquio durato quasi due ore, Trump ha definito Sharaa “un uomo forte, proveniente da un contesto difficile”. “Mi piace, abbiamo un buon rapporto. È un tipo tosto e credo che possa riuscire dove altri hanno fallito. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per rendere la Siria un successo”, ha dichiarato il presidente americano, aggiungendo che “la Siria è una parte cruciale del Medio Oriente, e sta funzionando, davvero bene”.

Trump ha poi sottolineato i rapporti positivi di Sharaa con la Turchia e il presidente Recep Tayyip Erdoğan, definito “un grande leader”, e ha accennato a nuove iniziative diplomatiche con Israele: “Stiamo lavorando anche con Israele per migliorare le relazioni e portare stabilità nella regione. Sta andando in modo sorprendentemente positivo”.

Sul tavolo sanzioni, anti-Isis e normalizzazione con Israele.

Secondo fonti diplomatiche, l’incontro ha avuto al centro la rimozione graduale delle sanzioni americane imposte durante il regime di Assad, il coinvolgimento ufficiale della Siria nella coalizione internazionale anti-Isis e l’avvio di colloqui esplorativi per una normalizzazione dei rapporti con Israele, uno degli obiettivi dichiarati di Trump in politica estera.

Fine dell’embargo e apertura economica.

L’incontro segna un ulteriore passo nel processo di riavvicinamento tra Washington e Damasco. Già lo scorso maggio, durante un vertice in Arabia Saudita, Trump aveva avviato la rimozione di alcune sanzioni economiche e lodato il nuovo leader siriano definendolo “giovane, carismatico e con un passato forte”.

Con l’apertura americana, la Siria sembra dunque avviarsi verso la fine dell’isolamento internazionale in cui era sprofondata durante la lunga guerra civile.

Una normalizzazione non priva di ombre.

Tuttavia, dietro la retorica della “Siria che riparte”, restano molte incognite. Le organizzazioni per i diritti umani temono che l’allentamento delle sanzioni avvenga senza garanzie di giustizia per le vittime del conflitto, mentre diversi analisti leggono la mossa di Trump come un tentativo di accreditarsi come architetto della stabilità regionale in un Medio Oriente dove l’influenza russa e iraniana è ancora forte.

Una “nuova Siria”, dunque, ma non senza un prezzo politico. E con Washington pronta, ancora una volta, a trasformare un ex nemico in alleato strategico, nella lunga partita di potere che si gioca nel cuore del Medio Oriente.

foto thewhitehouse.gov