14 Settembre 2026
Europa

Trump di nuovo al Walter Reed: il quarto controllo in un anno riaccende i dubbi sulla salute del presidente

Quattro visite al Walter Reed Medical Center dall’inizio del mandato. L’ultima, in ordine di tempo, riporta Donald Trump sotto i riflettori per una questione che la Casa Bianca vorrebbe tenere lontana dalle prime pagine: lo stato di salute del presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti, che il 14 giugno spegnerà 80 candeline.

La visita è stata liquidata come routine. “Sta bene”, hanno fatto sapere dallo staff presidenziale. Ma in un clima di crescente attenzione mediatica sul tema, la rassicurazione ha convinto poco

Caviglie gonfie, cerotti sulle mani, sonnolenza: i segnali che non passano inosservati.

Da mesi la stampa americana tiene d’occhio il presidente. Caviglie visibilmente gonfie, cerotti ricorrenti sulle mani, episodi di sonnolenza occasionale: dettagli che i media hanno catalogato e che diversi esperti hanno interpretato come possibili spie di qualcosa di più profondo. Trump ha sempre respinto con forza queste letture, arrivando ad accusare il New York Times e altri organi di informazione di “tradimento” per aver diffuso, a suo dire, notizie false sulla sua condizione fisica.

Il paradosso Biden: ora i ruoli si sono invertiti.

C’è un’ironia difficile da ignorare. Durante la campagna elettorale del 2023 e del 2024, Trump aveva fatto della propria energia fisica e della propria lucidità mentale un’arma politica contro Joe Biden, vantandosi di aver superato ogni test cognitivo sottopostogli. Oggi si ritrova a dover rispondere alle stesse domande che avevano logorato il suo predecessore, fino a costringerlo al ritiro dalla corsa.

La Wall of Shame e la strategia della Casa Bianca.

Di fronte alla pressione crescente, l’amministrazione ha scelto la strada dell’attacco. Ad aprile ha lanciato la cosiddetta Wall of Shame, una pagina online che raccoglie i nomi di giornalisti, esperti e commentatori accusati di alimentare dubbi sulla salute presidenziale. Una mossa che, più che chiudere il dibattito, ne ha certificato l’esistenza e la persistenza.

foto thewhitehouse.gov