13 Aprile 2026
Europa

Trump: “Cuba è il nostro prossimo obiettivo”. E’ veramente l’Iran il problema?

Donald Trump torna a fare minacciare un’altra nazione sovrana con un’uscita che, tra il serio e il faceto, lascia poco spazio all’interpretazione. Intervenendo a un forum sugli investimenti a Miami, il presidente degli Stati Uniti ha puntato il dito verso Cuba, indicandola come il “prossimo obiettivo”.

La retorica della forza.

Trump ha inquadrato la dichiarazione nel contesto del potenziamento militare americano: “Ho costruito un grande esercito e a volte bisogna usarlo”. Un ragionamento circolare, quasi una giustificazione preventiva, che suona meno come una dottrina di difesa e più come una minaccia velata nei confronti di uno Stato sovrano a novanta miglia dalle coste della Florida.

Ma la vera domanda è un’altra.

Il dibattito internazionale sulla sicurezza globale è spesso dominato da un mantra ripetuto all’infinito: “L’Iran con l’atomica è il pericolo numero uno”. Teheran viene dipinta – così fan tutti dalle parti dei media mainstream e degli analfabeti funzionali – come la grande minaccia destabilizzante, il regime da contenere a ogni costo, il fantasma nucleare da scongiurare.

Eppure, mentre il mondo discute del programma nucleare iraniano, che resta allo stato attuale privo di una testata operativa, sono gli Stati Uniti a disporre del secondo arsenale nucleare del pianeta, a mantenere basi militari in oltre settanta Paesi e a dichiarare, con nonchalance, nuovi “obiettivi” geopolitici davanti a una platea di finanzieri.

Vale la pena chiedersi: chi minaccia davvero la stabilità internazionale? Un paese come l’Iran, che tenta faticosamente di proiettare influenza regionale pur rimanendo sotto embargo e pressione costante? O una superpotenza che, nel giro di pochi anni, ha abbandonato accordi multilaterali, rapito presidenti eletti (Maduro forse è già stato dimenticato?) sanzionato mezzo mondo e ora indica Cuba come prossima casella su una scacchiera imperiale?

Il peso delle parole.

Le parole di un presidente americano non sono mai innocue, anche quando pronunciate “scherzando”. Storicamente, frasi simili hanno preceduto operazioni di destabilizzazione, embarghi rafforzati, o peggio. Cuba, già da decenni sotto il giogo di sanzioni economiche devastanti per la popolazione civile, non può permettersi di ignorare questo tipo di segnali.

La comunità internazionale, invece, dovrebbe forse smettere di guardare sempre nella stessa direzione quando si tratta di identificare le minacce alla pace. Il problema, oggi, è l’Occidente e le sue cosiddette nazioni democratiche.

foto The Whitehouse.gov