17 Agosto 2026
Europa

Trump: “Con me meno guerre e soldati caduti”. Ma i numeri delle vittime in Iran restano un mistero

Sta facendo discutere un’infografica pubblicata dal presidente Donald Trump sui conflitti militari sostenuti dagli Stati Uniti negli ultimi decenni.

I “numeri di Donald”, foto Truth/DonaldTrump

Secondo i dati riportati nel grafico, la guerra del Vietnam sarebbe costata 58.220 morti in 19 anni di conflitto; la guerra di Corea 36.574 morti in tre anni; la guerra in Iraq 4.600 morti in nove anni; quella in Afghanistan 2.000 morti in vent’anni. Il conflitto militare con l’Iran, durato secondo l’infografica appena quattro mesi, viene invece accreditato con soli 18 morti , un bilancio che il grafico accosta, per completare il confronto, anche all’ipotetica “guerra del Venezuela”, durata un giorno e con zero vittime dichiarate.

Il messaggio politico è evidente: presentare l’azione militare della Casa Bianca contro l’Iran come rapida, chirurgica e a basso costo umano rispetto ai lunghi e sanguinosi conflitti del passato.

Tuttavia, proprio negli ultimi giorni sono emersi elementi che gettano dubbi sull’attendibilità del dato dei 18 caduti, cifra su cui si basa anche il confronto proposto nell’infografica. Il Pentagono ha infatti modificato il proprio sistema di conteggio delle vittime, il Defense Casualty Analysis System (Dcas), introducendo una nuova categoria denominata “Operazioni all’estero” per classificare separatamente quattro militari caduti nei giorni scorsi, con la ripresa degli scontri dopo il crollo del cessate il fuoco del 6 luglio.

Questa riclassificazione ha permesso di mantenere formalmente invariato a 18 il numero complessivo dei morti dal 28 febbraio, ma ha sollevato sospetti tra analisti e osservatori, che vi leggono un tentativo di eludere i vincoli del War Powers Act del 1973 , la legge che impone al presidente di porre fine alle operazioni militari entro 60 giorni, salvo autorizzazione del Congresso a una proroga.

Il portavoce del Pentagono, Joel Valdez, ha respinto le accuse di manipolazione dei dati, parlando di semplici “anomalie” e “interruzioni temporanee” nel sistema di conteggio, che sarebbero in via di risoluzione. Ma la vicenda, unita alla ripresa quasi quotidiana dei raid aerei contro l’Iran dal 6 luglio, alimenta il sospetto che il bilancio reale delle vittime militari statunitensi possa essere ben superiore rispetto a quanto dichiarato ufficialmente dalla Casa Bianca.

foto thewhitehouse.gov