5 Marzo 2026
Europa

Trump chiede a Netanyahu di evitare provocazioni in Cisgiordania.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe invitato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a evitare misure provocatorie in Cisgiordania e a rivedere la linea politica adottata nell’area. Lo riferisce Axios, citando fonti informate sui colloqui svoltisi nella residenza di Trump a Mar-a-Lago, nei pressi di West Palm Beach, in Florida.

Secondo le fonti, durante l’incontro Trump e i suoi collaboratori hanno espresso “preoccupazione per la situazione in Cisgiordania”, sollecitando Netanyahu a calmare le tensioni e ad astenersi da iniziative che possano alimentare ulteriori escalation. Sul tavolo, riferisce Axios, anche il tema delle violenze dei coloni contro i civili palestinesi, la fragilità finanziaria dell’Autorità nazionale palestinese e l’espansione degli insediamenti israeliani.

Il messaggio dell’amministrazione statunitense sarebbe stato chiaro: un cambio di rotta in Cisgiordania è considerato cruciale per riallacciare i rapporti di Israele con i Paesi europei e, possibilmente, per favorire un ampliamento degli Accordi di Abramo. Un funzionario Usa, citato in forma anonima, ha inoltre avvertito che un’ulteriore escalation in Cisgiordania rischierebbe di compromettere gli sforzi per l’attuazione dell’accordo di pace su Gaza.

La questione degli insediamenti resta uno dei nodi centrali del conflitto israelo-palestinese. Dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele ha assunto il controllo della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, avviando la costruzione di insediamenti. Nel 2005 lo Stato ebraico si è ritirato unilateralmente da Gaza, evacuando truppe e coloni, ma la costruzione di insediamenti in Cisgiordania è proseguita, nonostante le critiche della comunità internazionale. Nel 2016 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato la risoluzione 2334, che chiede la cessazione immediata delle attività di insediamento nei territori occupati, una richiesta alla quale Israele non ha dato seguito.

Le tensioni sono esplose nuovamente il 7 ottobre 2023, quando miliziani di Hamas hanno attaccato comunità israeliane lungo il confine, uccidendo civili e rapendo oltre 200 persone. Israele ha risposto con una vasta operazione militare nella Striscia di Gaza, con l’obiettivo dichiarato di smantellare le capacità militari e amministrative di Hamas. Le ostilità sono state sospese lo scorso ottobre con l’entrata in vigore di un cessate il fuoco mediato da Stati Uniti, Egitto e Qatar.

Sul futuro di Gaza nel dopoguerra, Netanyahu ha più volte escluso una ripresa degli insediamenti ebraici nella Striscia. Tuttavia, alcune frange del suo partito Likud e alleati della coalizione di governo, in particolare delle formazioni di estrema destra Sionismo Religioso e Otzma Yehudit, continuano a spingere per un rapido ritorno dei coloni nell’enclave.

foto https://www.whitehouse.gov/