14 Settembre 2026
Sardegna

Tremila agricoltori in piazza a Cagliari: “Basta burocrazia”

Tremila agricoltori, allevatori e pescatori hanno invaso oggi le strade di Cagliari. A chiamarli a raccolta è stata Coldiretti Sardegna, con un lungo corteo partito da piazzale Trento, davanti alla sede della Regione, e diretto verso il Consiglio regionale di via Roma, dove è previsto un sit-in davanti al palazzo della politica.

Con loro, decine di sindaci e amministratori comunali arrivati da tutta l’isola, trasversali a ogni colore politico. Un segnale che va oltre la vertenza sindacale: quando i primi cittadini di piccoli comuni agricoli scendono in piazza insieme agli imprenditori del settore, significa che il problema ha raggiunto una dimensione territoriale che non si può più ignorare.

Il quadro: una crisi a più dimensioni.

Coldiretti Sardegna descrive una situazione “sempre più critica” per il settore primario, prodotta dalla sovrapposizione di fattori che si moltiplicano invece di compensarsi. La crisi climatica ha inferto negli ultimi anni danni per decine di milioni di euro tra siccità, alluvioni ed eventi estremi. I costi di produzione sono esplosi, trascinati dall’inflazione energetica e dalle speculazioni sui mercati internazionali. Le regole commerciali internazionali continuano a penalizzare le produzioni locali, esposte alla concorrenza di Paesi con standard produttivi e costi del lavoro incomparabili.

Ma c’è una voce che colpisce più delle altre, perché fotografa con precisione il peso specifico dell’insularità: i costi logistici legati alla condizione geografica della Sardegna sono cresciuti fino al 50% negli ultimi cinque anni. Mezzo punto di aumento ogni tre mesi, anno dopo anno, a erodere margini già compressi. Per un’azienda agricola che deve portare i propri prodotti sul continente, o che deve importare mezzi e materie prime, questa è la differenza tra la sostenibilità e la chiusura.

Le richieste concrete sul tavolo.

La mobilitazione porta con sé un elenco preciso di richieste, che il settore chiede vengano affrontate senza ulteriori rinvii. In cima a tutto c’è lo sblocco immediato delle pratiche amministrative incagliate e dei pagamenti comunitari e regionali fermi, un problema cronico che blocca liquidità alle aziende e le costringe a indebitarsi per sopravvivere nell’attesa di fondi già stanziati ma non erogati.

Seguono la continuità territoriale per il trasporto delle merci, oggi garantita per i passeggeri ma non per le produzioni agricole, con costi che di fatto escludono molte aziende dal mercato nazionale ed europeo, e interventi più rapidi per il ristoro dei danni da calamità naturali, oggi rallentati da una burocrazia che arriva spesso quando le aziende colpite hanno già chiuso i battenti.

Sul fronte idrico, la richiesta è di una programmazione seria e di lungo periodo che garantisca acqua nei campi, mettendo fine a una gestione definita inefficiente che alterna emergenze siccità a sprechi evitabili. A questo si aggiungono le emergenze sanitarie del bestiame, dermatite bovina ed epizoozie, e il problema crescente della fauna selvatica nelle campagne, con danni sempre più ingenti e risarcimenti sempre più lenti.