13 Agosto 2026
Cultura

Trecento reperti italiani tornano a casa dagli Stati Uniti: tra loro la testa di Alessandro Magno

Una testa marmorea di Alessandro Magno rinvenuta nel Foro Romano, una scultura in bronzo trafugata a Ercolano, due sculture egizie in basalto. E poi bronzi, terrecotte, ceramiche, oggetti di oreficeria, monete romane, un timone navale, un vaso canosino. Sono solo alcuni dei 337 beni culturali italiani presentati alla Caserma “La Marmora” di Roma , sede del Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale , dopo essere stati rimpatriati dagli Stati Uniti al termine di indagini condotte tra il dicembre 2025 e l’aprile 2026.

Una restituzione che vale molto più del suo peso in opere: segna il 25° anniversario della collaborazione tra le forze dell’ordine italiane e americane nella lotta al traffico illecito di antichità, e arriva in un momento in cui quella partnership appare più solida che mai.

L’operazione: FBI, Homeland Security e la Procura di Manhattan.

I 337 reperti sono rientrati attraverso due filoni investigativi distinti. La parte più consistente , 221 beni , è frutto della collaborazione con il Manhattan District Attorney’s Office, che ha restituito una selezione di opere databili tra il V secolo a.C. e il III secolo d.C.: sculture, bronzi, ceramiche e oggetti di oreficeria di straordinario valore storico e artistico.

I restanti 116 beni sono stati recuperati il 10 aprile 2026 grazie all’azione congiunta di FBI, Homeland Security Investigations e District Attorney’s Office, con il contributo , in un caso , della casa d’aste Christie’s di New York. Tra questi figurano bronzi e terrecotte dall’Età del Ferro al periodo ellenistico, un timone navale e un insieme di monete di epoca romana.

Tutti i beni provengono in larga parte da scavi clandestini o da furti ai danni di istituzioni culturali italiane, per poi essere immessi nel mercato internazionale dell’antiquariato , un circuito opaco che coinvolge case d’asta, collezionisti privati e musei.

Giuli: “Difendere la memoria, trasmettere il valore della cultura”.

Alla cerimonia hanno partecipato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, l’Ambasciatore americano in Italia Tilman J. Fertitta, il Generale Antonio Petti, comandante dei Carabinieri TPC, e il Generale Massimo Mennitti, comandante dei Carabinieri CUMS Palidoro.

“La cultura non si perde, non si dimentica, ma si tutela, si recupera e, soprattutto, si restituisce alla collettività”, ha dichiarato Giuli. “Proteggere il nostro patrimonio significa difendere la memoria, rafforzare l’identità e trasmettere alle nuove generazioni il valore della cultura come bene pubblico universale”.

L’ambasciatore Fertitta ha sottolineato come l’operazione rappresenti “un esempio concreto di ciò che possiamo realizzare insieme”, ricordando i venticinque anni di cooperazione tra le forze dell’ordine dei due Paesi. Il generale Petti ha invece puntato il dito sulla natura del fenomeno criminale: “Circuiti transnazionali sempre più sofisticati. Solo attraverso una sinergia operativa costante con le autorità estere possiamo interrompere la catena del profitto illecito”.

Il quadro: migliaia di opere rientrate dal 2022, per decine di milioni di euro.

L’operazione si inserisce in un lavoro di lungo periodo che sta dando risultati sempre più significativi. Dal 2022 a oggi sono rientrate in Italia migliaia di opere, per un valore complessivo stimato in decine di milioni di euro. Un risultato che conferma come gli Stati Uniti rappresentino uno dei principali snodi delle rotte internazionali del traffico di antichità , un mercato che intreccia antiquariato, case d’asta e collezionismo pubblico e privato.

A rafforzare la cornice istituzionale, lo scorso 5 dicembre 2025 il ministro Giuli e la sottosegretaria americana per la Diplomazia Pubblica Sarah Rogers hanno rinnovato il Memorandum d’Intesa tra Italia e Stati Uniti, estendendo le restrizioni all’importazione di alcune categorie di beni archeologici italiani e potenziando i controlli doganali e lo scambio di informazioni tra le autorità dei due Paesi.

I reperti: dall’età villanoviana al periodo romano ed ellenistico.

I beni presentati ieri offrono una testimonianza straordinaria della produzione artistica dell’Italia antica: dall’età villanoviana al periodo romano ed ellenistico, con presenze etrusche, greche, italiche ed egizie. Il loro rientro consente di ricondurre opere disperse ai contesti originari di provenienza e di renderle nuovamente accessibili allo studio e alla fruizione pubblica.

Opere che, come ha ricordato il generale Mennitti citando una metafora evangelica, “come figli prodigali vengono riaccolte con un apprezzamento e un affetto persino superiore a quello goduto prima della loro perdita”.

Foto Agnese Sbaffi © Ministero della Cultura