7 Agosto 2026
Sardegna

Trasporti in Sardegna: problemi atavici e strutturali. Il Consiglio regionale pensa ad altro

È un grido d’allarme corale quello che sale dal mondo produttivo sardo. Le principali associazioni di categoria dell’isola, da Confindustria a Coldiretti, da Confartigianato a Confcommercio, passando per CNA, Confapi, CNA, Confesercenti, Legacoop e Confcooperative, hanno firmato una lettera congiunta indirizzata alla Presidenza della Regione Sardegna e agli assessorati competenti, chiedendo un intervento immediato contro l’escalation dei costi di trasporto delle merci che sta mettendo a rischio la tenuta dell’intero sistema produttivo regionale.

Un problema (a prova di dichiarazioni programmatiche di questa o quella maggioranza) che ha radici strutturali e che si è aggravata con una velocità preoccupante. All’incremento dei costi legati al sistema europeo per lo scambio di quote di emissioni (ETS), applicato anche al trasporto marittimo, si è sommato , a partire dalla fine di febbraio , un rincaro del 25% del gasolio per l’autotrasporto, alimentato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il risultato è una pressione insostenibile sulle imprese: tutte le merci in entrata e in uscita dalla Sardegna registrano oggi aumenti dei costi di trasporto superiori al 40%, in larga parte imputabili proprio all’ETS.

Una condizione che non fa che amplificare lo svantaggio strutturale derivante dall’insularità, che già in condizioni ordinarie penalizza il sistema produttivo sardo rispetto a qualsiasi altra regione continentale europea. E, nel frattempo, in Consiglio regionale si pensa al “trattamento” dei dipendenti dei gruppi consiliari (dei quali nessuno sa nulla, neanche i CV), del decoro urbano per la prossima venuta del “circo” della America’s Cup (che molto poco indotto porterà nell’isola dei provinciali), della promozione della lingua inglese nelle scuole e della Fondazione del Trenino Verde.

I numeri della crisi.

I dati parlano chiaro (ma non troppo per i magnifici 60 di via Roma). Sulle sole rotte Olbia–Livorno e Porto Torres–Genova, che rappresentano appena la metà del traffico marittimo complessivo dell’isola, l’aggravio annuo ha già superato i 50 milioni di euro nel 2025 e rischia di toccare i 70 milioni nell’anno in corso. Proiettando il dato sull’intero traffico merci da e per la Sardegna, il costo aggiuntivo annuo imputabile all’ETS supera i 150 milioni di euro: una cifra senza precedenti, che non ha eguali in nessun’altra regione d’Europa.

Trasportatori e committenti stanno cercando di assorbire gli aumenti senza scaricarli interamente sui consumatori finali, ma il margine di manovra si sta esaurendo. Il rischio concreto , avvertono le organizzazioni di categoria , è una perdita di competitività irreversibile per le imprese sarde in tutti i settori.

Di fronte a questo scenario, le associazioni chiedono alla Regione Sardegna di muoversi su tre fronti in modo simultaneo e urgente.

In primo luogo, l’adozione di uno strumento compensativo regionale, straordinario e temporaneo, capace di attutire l’impatto immediato dei maggiori costi di trasporto. In particolare, si chiede l’istituzione di un fondo regionale di compensazione in grado di coprire fino al 75% dell’extracosto documentato almeno per il biennio 2026–2027.

In secondo luogo, un’azione di pressione sul Governo nazionale affinché vengano previsti adeguati ristori per i trasporti delle merci e per le imprese operanti in contesti insulari.

Infine, un impegno attivo in sede europea per promuovere una revisione urgente della normativa ETS, che tenga conto delle specificità e degli svantaggi strutturali delle isole come la Sardegna.