Trasparenza Ue sotto accusa: interrogazione sulle nuove regole di accesso ai documenti su ambiente e salute
Le modifiche alle regole della Commissione europea in materia di trasparenza finiscono sotto il fuoco incrociato di eurodeputati e organizzazioni della società civile. A sollevare il caso è stata ClientEarth, che il 22 settembre 2025 ha presentato un ricorso al Tribunale dell’Unione europea contro Bruxelles, accusando l’Esecutivo comunitario di aver limitato l’accesso del pubblico a documenti chiave su salute e ambiente. La famosa “Commissione europea della trasparenza” colpisce ancora…
Secondo l’organizzazione, le nuove norme avrebbero di fatto bloccato la consultazione di materiali fondamentali, tra cui proposte legislative in bozza, pareri giuridici, valutazioni di impatto ambientale e comunicazioni interne. Una stretta che, a suo avviso, violerebbe i Trattati Ue, il regolamento 1049/2001 sull’accesso ai documenti, la Convenzione di Aarhus e diverse sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea.
Sulla scia del ricorso, l’eurodeputato César Luena ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione, chiedendo come l’istituzione garantisca la conformità delle nuove regole con il quadro giuridico europeo e internazionale e se intenda fare marcia indietro per tutelare pienamente il diritto all’informazione e alla partecipazione democratica.
Come da copione, il vicepresidente Maroš Šefčovič, ha respinto le accuse, difendendo le modifiche introdotte. Secondo l’esecutivo europeo, le nuove regole “sono pienamente conformi sia alla normativa vigente sia alla giurisprudenza della Corte di giustizia, garantendo il rispetto della Convenzione di Aarhus”. E se lo dice Ursula e soci non possiamo che fidarci…
La Commissione, inoltre, sostiene che le modifiche “rafforzano, e non indeboliscono, la trasparenza, anche per i documenti relativi alla salute pubblica e all’ambiente”…Pfizergate docet!
Non sorprende che, oltre al caso promosso da ClientEarth, sono pendenti altri procedimenti davanti ai giudici europei che riguardano alcune disposizioni delle regole contestate.
In questo contesto, l’Esecutivo europeo ha precisato di non poter commentare ulteriormente il merito delle cause in corso.
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