11 Marzo 2026
Politica

Trasparenza tradita: 99 parlamentari non pubblicano i redditi. Il Movimento 5 Stelle guida la classifica delle violazioni

A distanza di oltre un mese dalla scadenza fissata dalla legge, 99 parlamentari non hanno ancora pubblicato la dichiarazione dei redditi e la variazione della propria situazione patrimoniale relativa al 2024, in violazione della legge n. 441 del 5 luglio 1982. Un dato che riaccende il dibattito sulla trasparenza delle istituzioni e mette in luce una contraddizione politica tanto evidente quanto imbarazzante, soprattutto per chi aveva fatto dell’“onestà” e dell’apertura delle istituzioni un marchio identitario.

Secondo quanto emerge dai dati ufficiali, su 605 parlamentari risultano inadempienti 89 deputati su 400 (il 22,25%) e 10 senatori su 205 (il 4,87%), senatori a vita compresi. Le dichiarazioni avrebbero dovuto essere pubblicate entro il 30 novembre 2025, ma a metà gennaio il quadro resta incompleto, senza che siano state rese note eventuali diffide da parte dei presidenti di Camera e Senato, come previsto dalla normativa.

Il dato politicamente più rilevante riguarda però la distribuzione delle violazioni per partito. A guidare la classifica è il Movimento 5 Stelle, con il 36,73% dei propri eletti che non ha rispettato gli obblighi di legge. Un risultato che stride con la narrazione storica del movimento, che aveva promesso di “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” e fatto della trasparenza patrimoniale una delle sue principali bandiere. Il leader Giuseppe Conte risulta in regola, ma il dato complessivo del gruppo rappresenta un evidente corto circuito politico. Dall’ufficio comunicazione della presidente Todde, sempre molto generoso nella condivisione delle veline di partito, arriverà una smentita o una replica? In effetti non si fa per le copiose distrazioni di denaro approvate dal Consiglio regionale della Sardegna (guidato dalla pentastellata “non più decaduta” Alessandra Todde), perché chiamare in causa i fatti del “lontano Parlamento italiano”.

Seguono Forza Italia, con il 28,84% di inadempienti, Fratelli d’Italia (23,27%), Partito democratico (20%) e Lega (10%), che risulta il partito più ligio tra le principali forze parlamentari.

Sul piano istituzionale resta aperta un’altra questione: l’assenza di iniziative formali da parte dei presidenti di Camera e Senato. La legge prevede che, in caso di inadempienza, il parlamentare venga diffidato ad adempiere entro 15 giorni e che, in caso di ulteriore ritardo, la notizia venga comunicata all’Assemblea. Finora né Ignazio La Russa né Lorenzo Fontana hanno reso pubblici eventuali provvedimenti in tal senso.