Europa

Traduttori sotto pressione al Centro di traduzione dell’Ue, la Commissione, come sempre, minimizza.

Il clima di lavoro al Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea (CdT) finisce sotto i riflettori dopo un’inchiesta pubblicata il 29 ottobre 2025 dalla rivista lussemburghese Paperjam, che descrive una situazione definita preoccupante per il benessere del personale. Il caso è arrivato anche al Parlamento europeo, attraverso un’interrogazione scritta dell’eurodeputato Fernand Kartheiser (NI).

Secondo l’articolo, un sondaggio interno condotto nel marzo 2025 su 184 dipendenti permanenti del CdT – con un tasso di risposta del 73% – avrebbe evidenziato un carico di lavoro giudicato insostenibile dal 77% dei partecipanti, con volumi fino a quattro-sei volte superiori a quelli considerati normali. Una pressione che, sempre secondo la ricostruzione, starebbe causando diffusi problemi di affaticamento fisico e psicologico.

Il quadro delineato parla di un ambiente di lavoro tossico, con numerosi dipendenti in malattia e altri pronti a lasciare l’agenzia. Tra le criticità segnalate figurano pratiche manageriali poco trasparenti, favoritismi, conflitti di interesse all’interno di comitati chiave, promozioni considerate inique e procedure di reclutamento ritenute discriminatorie in base alla nazionalità. L’operato della direzione, secondo le testimonianze riportate, sarebbe stato giudicato inadeguato ad affrontare la situazione.

Nella risposta ufficiale, fornita il 5 gennaio 2026 dal commissario Piotr Serafin a nome della Commissione europea, Bruxelles prende però le distanze dalle accuse. La Commissione ricorda che il CdT è un’agenzia decentrata autonoma, che opera nel quadro del bilancio pluriennale con risorse fisse e sotto la supervisione di un consiglio di amministrazione composto da 72 membri, tra cui solo due rappresentanti della Commissione.

Secondo le informazioni disponibili e quelle trasmesse al consiglio di amministrazione, l’esecutivo Ue afferma di non rilevare né un tasso di turnover particolarmente elevato né un diffuso malcontento del personale, e conclude di non essere in grado di confermare l’accuratezza delle affermazioni contenute nell’articolo.

La Commissione si limita tuttavia a incoraggiare il Centro di traduzione a svolgere regolarmente indagini sul benessere dei dipendenti e a riferirne i risultati al consiglio di amministrazione. Bruxelles si dice inoltre disponibile a offrire supporto, ad esempio attraverso servizi di assistenza psicologica per il personale, e richiama i colloqui in corso con le agenzie decentrate per estendere anche a queste ultime le stesse tutele contro le molestie psicologiche e sessuali già previste per i funzionari della Commissione.

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