Tra Erasmus e mastelli dell’immondizia: il grande inganno del terzo mandato del “sindaco giovane”.
Ancora una volta Massimo Zedda, tre volte sindaco di Cagliari, si affida ai social per servire l’ennesimo menù di buone intenzioni e slogan confezionati ad arte. Questa volta, all’ordine del giorno della sua comunicazione social – forse rinvigorita dalle tante osservazioni (per usare un eufemismo), condivise dagli imprenditori della Fipe Confcommercio Sud Sardegna lo scorso 1° settembre – c’è il turismo.
Oggi, forte forse di tale tesoro (a volte anche i più avulsi dalla realtà possono imparare qualcosa dagli imprenditori) ,il primo cittadino attraverso la pagina social ha parlato di “risanamento acustico”, “regolamento suolo pubblico”, “decoro urbano” e “pulizia” come se fossero conquiste rivoluzionarie, quando in realtà parliamo di ordinaria amministrazione, quella che ogni città dovrebbe garantire senza nemmeno sbandierarla.
Sul resto, il post è proseguito con il solito Zedda-style: “Cagliari deve svilupparsi in tutte le direzioni possibili” – nautica, eventi, enogastronomia, innovazione, ricerca… una lista da depliant turistico più che un piano concreto. E i giovani? Ah, certo, anche gli studenti Erasmus e i progetti di Intercultura!
Peccato che nei due mandati precedenti e in questo primo anno di ritorno a Palazzo Bacaredda non si sia vista neanche l’ombra di una strategia per le politiche giovanili. Abbiamo, per esempio, ancora un centro giovani inconsistente, mai monitorato né potenziato, e le solite comparsate dei membri della Giunta – sempre fuori tema in materia di politiche per i giovani – ad eventi promossi da associazioni benchmark.
Quanto alle dichiarazioni sui “grandi eventi” c’è poi da tremare. “L’idea – si legge nel post della pagina di Zedda – è inserire Cagliari nel circuito internazionale dei tour nei mesi di spalla rispetto alla stagione estiva. Nel 2029 potrebbero affacciarsi nuove opportunità per uno spazio per concerti (per più di 20mila persone) collocato tra il molo Sabaudo e il molo Rinascita, grazie ai rapporti proficui con l’Autorità portuale. Concerti che saranno ospitati anche nel nuovo Stadio, nel Palazzetto dello Sport, in Anfiteatro e in altre aree che stiamo definendo. Alle attività del Comune si aggiungono quelle che possono proporre gli operatori cittadini, nel rispetto delle emissioni sonore e dei residenti”.
Basterà, però, ricordare la disastrosa “Arena Sant’Elia”: un flop epocale che molti preferiscono rimuovere dalla memoria.
O che dire, ancora, della “rinascita culturale” tanto sbandierata da “Massi” che, nella pratica, si è tradotta, nel corso dei suoi mandati, in associazioni allontanate dai palazzi comunali, anche quando offrivano servizi gratuiti alla città (vedi il caso emblematico dell’Artistico di Piazza Dettori).
E adesso? Ecco il nuovo slogan Cagliari “destinazione turistica internazionale”. Una città che in realtà scivola sempre più verso il modello della “tavola calda” a cielo aperto, con qualità della vita in calo e identità culturale ridotta a brand di consumo veloce.
Prima di sognare grandi arene per concerti da 20mila persone e mirabolanti circuiti internazionali, sarebbe, però, il caso di guardare in faccia la realtà: monitorare seriamente chi arriva, come vive la città e cosa si porta via come esperienza. Ma nessuno, in via Roma, continua a parlare di ricerca, indagini e osservatori in tal senso. Sì alle scatole vuote, no ai contenuti!
Ma cosa volersi ostinare a chiedere, dopo oltre dieci anni di amministrazione, a chi continua a confondere gli slogan con la progettualità, e i rendering con le politiche pubbliche.
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