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Todde, due anni di promesse e pochi risultati: il lungo (e tortuoso) cammino verso il 2029.

A metà del suo mandato, la presidenza di Alessandra Todde appare sempre più come un esercizio di resistenza politica più che di reale governo del cambiamento. Eletta con l’ambizione di voltare pagina e di imprimere una svolta netta alla Sardegna, la governatrice si trova oggi a fare i conti con una sequenza di insuccessi, ritardi e scelte che hanno progressivamente eroso la fiducia iniziale.

Il bilancio, per ora, è tutt’altro che esaltante. I grandi dossier strategici – sviluppo economico, infrastrutture, sanità territoriale, transizione energetica – avanzano infatti a passo lento, spesso intrappolati in una macchina amministrativa che la Presidente non è riuscita a riformare né a rendere più efficiente. Alle promesse di discontinuità hanno fatto seguito provvedimenti timidi, mediazioni infinite e una governance che appare più reattiva che realmente progettuale.

Sul piano politico, ancora, Todde non è riuscita a costruire una maggioranza solida e coerente. L’impressione è che il cosiddetto Campo largo rappresenti l’ennesima banda di predoni “uniti con lo sputo” (in Europa c’è chi sostiene la von der Leyen e chi ne critica l’azione) e nel comune interesse per la distrazione di risorse (come confermato puntualmente anche con questa legislatura in occasione dell’approvazione di assestamenti e manovra di bilancio). Le tensioni interne, e le evidenti frizioni con gli alleati e una continua “disinformazione istituzionale” hanno inoltre contribuito a dare l’immagine di una leadership fragile, costretta a inseguire gli eventi anziché guidarli. Il risultato, sotto gli occhi di tutti (analfabeti funzionali esclusi) è una Regione che procede per inerzia, senza una visione chiara e condivisa.

Anche sul fronte economico, la Sardegna continua a soffrire di problemi strutturali che restano sostanzialmente irrisolti: disoccupazione, spopolamento, difficoltà delle imprese e carenze infrastrutturali. Le misure adottate dall’Esecutivo regionale, seppur edulcorate da una improbabile comunicazione istituzionale, non hanno inciso in modo significativo, limitandosi spesso a interventi tampone più che a riforme di sistema.

E, nonostante il quadro poco incoraggiante, una cosa è certa: Alessandra Todde, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale, resterà alla guida della Regione fino al 2029. Il suo mandato, blindato per il momento, proseguirà anche in assenza di un consenso crescente. La vera domanda, quindi, non è se continuerà ma come, avendo raccolto, dopo due anni di governo, pochissimi risultati degni di nota… almeno Renato Soru aveva creato il programma Master & Back, per esempio.

Nel corso della XVII Legislatura, invece, non si è riusciti ad andare oltre i “buoni (a nulla) servizi sanitari”, le numerose leggi impugnate dal Governo nazionale (si voleva fare meglio del disastroso mandato Solinas?) e i tanti dossier ed emergenze ancora senza risposta: sanità (dove si prendono bocciature sonore dalla Corte Costituzionale e dal TAR Sardegna), trasporti (Ryanair minaccia il disimpegno e si alimenta ambiguità sul fronte della privatizzazione dell’Aeroporto di Cagliari-Elmas), lavoro (cosa aspettarsi da una assessora che parla molto di sanità e poco, per esempio, dell’inconsistenza dell’agenzia principale per le politiche attive del lavoro, della incapacità di dialogo con i portatori di interesse e delle piattaforme per le imprese che continuano a creare disagi) e contrasto alla fuga dei cervelli e spopolamento (in due anni per i giovani e l’inclusione dei giovani adulti non si è fatto nulla). Il che dovrebbe dirla lunga (anche tra gli analfabeti funzionali) sull’attuale compagine di Governo.

Il rischio, sempre più evidente, è che i prossimi anni si trasformino in una lunga gestione dell’ordinario, priva di slancio e di risultati tangibili. Per la Sardegna, dove la coesione sociale viene meno giorno dopo giorno, si va insomma verso l’ennesima occasione persa e, per la Todde, arriva la definitiva conferma di una leadership nata con grandi aspettative e rapidamente scivolata nella mediocrità politico-amministrativa.