7 Marzo 2026
PoliticaSardegna

Todde contro Roma, copione senza fine: è difficile nascondere “l’elefante nella stanza”.

Anche oggi la presidente Todde non ha resistito alla tentazione del copione collaudato: puntare il dito contro il Governo centrale – che certo non brilla per santità – e rilanciare l’ennesima (e stucchevole), diatriba Stato-Regione. Un rituale ormai prevedibile e quotidiano, utile più a sollevare polvere che a nascondere l’elefante nella stanza: dopo due anni di “campo largo”, in Sardegna il “cambio di passo” si è visto infatti pochissimo. Molti proclami, qualche iniziativa spot e, per il resto, la solita continuità con gli schemi fallimentari del passato (distrazioni di centinaia di milioni in Consiglio regionale e opacità comprese).

Ieri era il 41 bis, oggi il dimensionamento scolastico, domani chissà quale nuovo casus belli servirà per alimentare il mantra dell’“azione limitata dal Governo nazionale”. Un alibi comodo, perfetto per non dover rendere conto di una stagione politica che, finora, ha prodotto più conferenze stampa che risultati.

L’ultima puntata riguarda i fondi PNRR per la scuola. Todde denuncia un presunto decreto che escluderebbe la Sardegna dalle risorse destinate al personale scolastico e parla di “discriminazione inaccettabile”. Tono drammatico, parole pesanti: attacco al diritto allo studio, meno servizi e meno qualità.

Ma, al di là della narrazione, una domanda resta inevasa: negli ultimi due anni, pur avendo competenze dirette in materia, cosa è stato fatto concretamente per la scuola sarda? Può davvero continuare a funzionare il solito giochino politico dello scaricabarile, in un contesto sempre più fragile e difficile da gestire come quello isolano?

È forse questa la “responsabilità politica” che si voleva contrapporre al centrodestra del “disastroso Solinas”? Se il cambiamento doveva essere sostanza e non slogan, finora se ne sono viste solo le ombre, mentre il copione dello scontro con Roma resta l’unico vero protagonista.

Secondo la presidente, l’Isola sarebbe penalizzata perché non avrebbe adottato autonomamente il piano di dimensionamento scolastico. Ma, sostiene Todde, negli ultimi anni il ridimensionamento è stato imposto dai commissariamenti ministeriali. Tradotto: è sempre colpa di Roma. Eppure, mentre si contano le 38 autonomie scolastiche perse e le altre 9 tagliate quest’anno, resta difficile ricordare un solo piano regionale serio per invertire la rotta, oltre alle consuete proteste di rito. Facciamo un po’ di autocritica. Può essere sostenibile in Sardegna il mantenimento di istituti scolastici con 13 studenti/esse?

Così, tra un comunicato e l’altro, il copione resta lo stesso: indignazione a gettone, richiesta di “ritiro immediato”, appelli alla dignità della Sardegna. Intanto le scuole aspettano, i territori si spopolano (c’è poco da fare con questa classe dirigente) e il governo regionale continua a recitare la parte della vittima predestinata. Un film già visto, che cambia titolo ma non il finale.

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