“The Italian Way”: il consumo di alcolici “sui generis” in Italia
Si è tenuto, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, il convegno “Consumo responsabile di bevande alcoliche: the Italian Way”. L’evento, introdotto dal segretario di presidenza Francesco Battistoni, ha acceso i riflettori su un modello di consumo che è parte integrante dell’identità e della tradizione italiana, distinguendosi nettamente dalle derive dell’abuso riscontrabili in altri contesti europei.
La sfida alla “denormalizzazione”
Al centro dell’incontro, la presentazione di uno studio commissionato da Federvini all’Università La Sapienza di Roma. L’obiettivo è fare chiarezza di fronte a una narrativa internazionale sempre più proibizionista. Tre i dossier critici individuati: il dibattito europeo sul rapporto BECA, l’iniziativa irlandese sulle etichettature sanitarie (che non distingue tra uso e abuso) e le dichiarazioni politiche dell’OMS sulle malattie non trasmissibili. La posizione italiana è netta: combattere l’uso dannoso di alcol attraverso l’educazione e la consapevolezza, evitando la “denormalizzazione” di un comparto che è pilastro della cultura mediterranea.
I dati dello studio: un consumo “sui generis”
Il Professor Mattiacci ha illustrato i dati che definiscono lo stile italiano come un approccio “sui generis” ed equilibrato. Tra il 2000 e il 2022, l’Italia ha registrato una riduzione del 17% nel consumo pro capite di alcol puro, con una quota di consumatori giornalieri scesa dal 24,9% al 20,1%. Sebbene il 77,5% degli uomini e il 57,6% delle donne abbia consumato alcolici nell’ultimo anno, le modalità appaiono profondamente legate alla ritualità dei pasti e della convivialità.
Il paradosso italiano: longevità e moderazione
L’intervento della Professoressa Fabiola Sfodera ha inquadrato l’Italia nel contesto UE. Nonostante le pressioni regolatorie, il nostro Paese vanta una delle aspettative di vita più alte al mondo e performance di consumo inferiori a molti partner europei. Tra i giovani (18-24 anni), il consumo totale è lievemente calato (-2,8% negli ultimi tre anni), sebbene si noti una tendenza al rialzo tra le giovani donne rispetto ai minimi del 2011.
La “via italiana”, dunque, si conferma un modello basato sulla ritualità (vino ai pasti, amari nel post-cena) che trasforma il bere in un atto sociale e culturale, lontano dalle logiche dell’eccesso.
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