Terremoto Ubisoft: addio al Remake di Prince of Persia e tagli di massa all’orizzonte.
Nel giro di poche ore, la community dei videogiocatori è passata dalle speranze di un lancio imminente a una brusca doccia fredda. Ubisoft ha ufficializzato la cancellazione definitiva del remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, insieme ad altri cinque progetti ancora avvolti nel mistero. Questa decisione chiude definitivamente il percorso travagliato di uno dei remake più discussi degli ultimi anni.
Una nuova strategia creativa.
Secondo le note ufficiali dell’azienda, la scelta rientra in un profondo riassetto operativo e strategico. Oltre al Principe di Persia, Ubisoft ha sacrificato tre titoli per PC/Console e un progetto per dispositivi mobile.
L’obiettivo è canalizzare ogni risorsa verso esperienze open world di altissimo profilo e, soprattutto, verso i redditizi Game as a Service (GaaS), videogiochi trattati come servizi continuativi e non più come prodotti fine a sé stessi. Tra le “vittime” illustri delle nuove direttive spicca il remake di Assassin’s Creed Black Flag, il cui debutto sembra ora scivolare verso un 2027 inoltrato.
Crisi finanziaria e ridimensionamento del personale.
Dietro il cambio di rotta, però, emerge una crisi finanziaria complessa. Con le azioni ai minimi storici, l’insider Tom Henderson prefigura una ristrutturazione ancora lunga, finalizzata a ottenere un risparmio di 200 milioni di euro entro il 2029.
Il peso di questa manovra rischia di gravare pesantemente sul capitale umano: il 12 febbraio 2026 Ubisoft potrebbe annunciare il licenziamento di circa 2.500 lavoratori. Una misura drastica che segue la chiusura già avvenuta di sedi storiche come San Francisco, Londra e Osaka, segnando un pericoloso ridimensionamento globale del marchio.
Una situazione sempre più delicata.
Henderson solleva inoltre dubbi sulla trasparenza della dirigenza. Le strategie adottate, come l’abolizione quasi totale dello smart working e il mancato rinnovo dei contratti a termine, appaiono a molti come una strategia volta a indurre le dimissioni volontarie e limitare l’attenzione mediatica sui licenziamenti diretti.
Per l’industria videoludica, dunque, si profila una fase di forte tensione, con migliaia di professionisti che vedono il proprio futuro incerto e un colosso storico alle prese con una delle crisi più profonde della sua storia recente.
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