Tensioni sul gasdotto Druzhba: Bruxelles evita lo scontro con Kiev e ribadisce la necessità di diversificare.
Il presunto attacco ucraino all’oleodotto Druzhba dello scorso agosto – infrastruttura chiave per l’approvvigionamento di petrolio di Ungheria e Slovacchia – continua a far discutere. Le dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, che il 24 agosto aveva lasciato intendere un legame diretto tra l’integrità del gasdotto e la posizione ungherese sull’adesione dell’Ucraina all’Ue, dichiarando che “l’esistenza di Druzhba dipende dalla posizione dell’Ungheria”, hanno alimentato accuse di ricatto energetico.
E mentre Budapest chiede a Bruxelles di prendere posizione, la Commissione europea nella sua risposta scritta mantiene un profilo estremamente prudente, evitando qualsiasi condanna diretta nei confronti di Kiev.
Nessuna violazione della sicurezza energetica, secondo la Commissione.
Il commissario europeo per l’Energia, Lars Jørgensen, riferisce che l’esecutivo Ue ha seguito da vicino l’incidente insieme alle autorità ungheresi e slovacche. Secondo le informazioni raccolte, l’attacco non avrebbe avuto un impatto significativo sulla sicurezza di approvvigionamento e non è stato necessario ricorrere alle scorte di emergenza.
Una posizione che, di fatto, consente alla Commissione di evitare qualsiasi commento politico sul possibile “uso strumentale” della rete energetica da parte dell’Ucraina.
Sulla weaponisation dell’energia Bruxelles resta sul vago.
Nel merito, il deputato ungherese András Gyürk aveva chiesto alla Commissione di ribadire la sua posizione contro la “weaponisation” dell’energia e di condannare esplicitamente Kiev.
La risposta, però, non si è palesata: nessuna condanna, nessun riferimento alle parole di Zelenskyy. Bruxelles si è limitata a riaffermare il principio generale secondo cui la sicurezza energetica degli Stati membri è una priorità, senza giudicare le azioni ucraine né affrontare il tema del ricatto energetico.
La strategia Ue: diversificare e ridurre la dipendenza dalla Russia…ma non quella con altri Paesi non propriamente democratici.
La Commissione, rispondendo a Gyurk, ha colto poi l’occasione per spostare l’attenzione sul nodo centrale della sua agenda energetica: ridurre al minimo la dipendenza da petrolio e gas russi.
Nella risposta, Jørgensen ricorda infatti che Ungheria e Slovacchia possono ulteriormente diversificare aumentando i flussi attraverso il gasdotto Adria, che passa dalla Croazia. Bruxelles si dice pronta a facilitare eventuali accordi con partner regionali per rafforzare alternative al greggio russo. Una risposta politica che lascia molte domande aperte, essendo i partner energetici dell’Ue, Paesi come l’Algeria, l’Azerbaigian e gli Stati Uniti. Senza contare che la stessa Ucraina di Zelenskyy, anche sotto le bombe, continua a rifornirsi dal “benzinaio russo”.
foto Sylvain Thomas European Union, 2012 Copyright Source: EC – Audiovisual Service
