Teheran accusa: “Gli Stati Uniti hanno violato il memorandum di Islamabad”
A meno di tre settimane dalla firma del memorandum d’intesa di Islamabad tra Iran e Stati Uniti , l’accordo che il 19 giugno aveva sancito la fine delle ostilità e aperto la strada a un’intesa più ampia , Teheran denuncia una serie di violazioni da parte di Washington sui fronti militare, economico e della sicurezza marittima, ritenendo che ciò costituisca una base giuridica per l’adozione di contromisure reciproche, secondo il principio “impegno per impegno”.
Il punto più grave, secondo i funzionari iraniani, riguarda la clausola che imponeva a entrambe le parti di astenersi da qualsiasi azione militare o minaccia dell’uso della forza. Teheran sostiene che i raid statunitensi dell’8 e 9 luglio contro obiettivi nel sud e nell’est del Paese rappresentino la violazione più eclatante dell’intesa, in contrasto , secondo il ministero degli Esteri iraniano , sia con il primo articolo del memorandum sia con l’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito gli attacchi una prova evidente del mancato rispetto degli impegni assunti da Washington.
Sul piano economico, l’intesa prevedeva che gli Stati Uniti concedessero, subito dopo la firma, le autorizzazioni necessarie per le esportazioni petrolifere iraniane e i relativi servizi bancari, assicurativi e di trasporto marittimo. Teheran contesta invece la decisione del Dipartimento del Tesoro americano, datata 7 luglio, di revocare la licenza generale che consentiva la vendita di greggio iraniano, concedendo solo un breve periodo per chiudere i contratti in corso. Il ministero degli Esteri iraniano ha bollato la misura come una violazione palese di questa clausola.
Teheran lamenta inoltre l’introduzione di nuove sanzioni, in aperto contrasto con l’impegno a non adottarne di ulteriori né ad aumentare la presenza militare nella regione prima del raggiungimento di un’intesa definitiva. Lo stesso Araghchi ha accusato pubblicamente il segretario al Tesoro statunitense di aver violato direttamente tale clausola, mentre il portavoce della diplomazia iraniana, Esmaeil Baqaei, ha parlato di un disprezzo sistematico di più punti dell’accordo nel giro di poche settimane.
Un ulteriore terreno di scontro riguarda la gestione del passaggio delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz, affidata all’Iran in consultazione con l’Oman. Secondo Baqaei, le recenti azioni unilaterali statunitensi nello stretto, unite agli attacchi militari, avrebbero di fatto compromesso l’attuazione di questa disposizione. Il vice ministro degli Esteri per gli Affari legali e internazionali, Kazem Gharibabadi, ha aggiunto che la revoca delle esenzioni petrolifere e i raid militari costituiscono violazioni distinte ma collegate, richiamando anche il proseguimento delle azioni israeliane in Libano come ulteriore inadempienza indiretta di Washington.
Per i funzionari iraniani non si tratta di episodi isolati, ma di una violazione strutturale dell’intesa, fondata sul principio della reciprocità: il rispetto degli impegni da una parte è condizionato dal rispetto dell’altra. Teheran avverte che, senza un ritorno alla piena osservanza degli obblighi da parte americana, i progressi ottenuti dalla firma del memorandum rischiano di essere progressivamente vanificati, riportando la crisi alle condizioni precedenti l’accordo.
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