Szijjártó attacca Kiev: “L’Ucraina non è un Paese civile, non ha posto nell’Unione Europea”.
Nuovo affondo diplomatico dell’Ungheria contro l’Ucraina. In dichiarazioni rilasciate durante il programma The Fighters’ Hour su YouTube, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha definito Kiev “un Paese non civile”, sostenendo che l’Ucraina non merita di entrare nell’Unione Europea alla luce di presunte gravi violazioni dei diritti umani legate alla campagna di mobilitazione forzata in corso nel Paese.
Le affermazioni di Szijjártó si riferiscono in particolare al caso di József Sebestyén, cittadino della regione ucraina della Transcarpazia di origine ungherese e titolare di doppia cittadinanza (ucraina e ungherese), morto il 6 luglio in ospedale dopo essere stato – secondo quanto riportato dai familiari – picchiato e arruolato con la forza da agenti della sicurezza ucraina nella città di Berehove, al confine con l’Ungheria.
“In un Paese civile e normale, un caso del genere sarebbe stato immediatamente investigato e i responsabili puniti. In Ucraina no: la mobilitazione forzata è una politica di Stato”, ha dichiarato Szijjártó.
Il ministro ha anche accusato le autorità ucraine di aver ammesso tacitamente la pratica della leva coatta con l’uso della forza, sostenendo che si tratti di una “campagna organizzata, gestita e finanziata dal governo”. E ha puntato il dito anche contro l’Unione Europea, che – a suo dire – resterebbe in silenzio di fronte a questi episodi: “Il silenzio di Bruxelles equivale a complicità”, ha affermato.
Stando alle informazioni riportate da media locali e social network, Sebestyén sarebbe stato prelevato a forza a metà giugno, portato in un centro di arruolamento e aggredito per essersi rifiutato di partire per il fronte. L’Ufficio statale per le indagini dell’Ucraina avrebbe rifiutato di aprire un’inchiesta per “mancanza di prove”, secondo quanto riferito dalla famiglia.
In risposta all’episodio, Budapest ha imposto sanzioni contro tre comandanti militari ucraini, ritenuti responsabili di violazioni dei diritti umani nella campagna di mobilitazione, e ha sollecitato l’UE a prendere misure analoghe. L’Ungheria ha anche richiamato l’attenzione su un recente rapporto del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, che documenterebbe pratiche di reclutamento forzato e violenze da parte delle autorità ucraine.
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