13 Agosto 2026
Cultura

Sulle tracce di Luxia Arrabiosa: viaggio nel cuore magico del Monte Arci

Nel cuore della Marmilla, ai piedi delle creste vulcaniche del Monte Arci, esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. È il sito archeologico di Prabanta, un’area che non è solo una testimonianza fondamentale della preistoria sarda, ma un vero e proprio scrigno di miti popolari che ancora oggi affascinano i visitatori.

Menhir, foto wikimapia.org/13093653/it/Menhir-di-Prabanta-o-Su-Frucoi-de-Luxia-Arrabiosa

Protagonista indiscusso del sito è il maestoso menhir “Su Furconi de Luxia Arrabiosa”. Alto circa 3,60 metri, questo monolite di marna calcarea svetta solitario sulla piana, distinguendosi per un dettaglio unico: dodici piccole cavità, chiamate coppelle, incavate nella pietra e disposte a zig-zag. Secondo gli archeologi, queste incisioni avevano una funzione rituale, forse legate a culti astrali o alle offerte per le divinità della terra.

Poco distante dal menhir, la roccia si apre nelle Domus de Janas, le “case delle fate”. Le due tombe a grotticella, note come Su Forru (il forno) e Sa Sala, mostrano la perizia degli antichi abitanti nel plasmare la pietra calcarea per onorare i defunti. Ma a Prabanta l’archeologia si fonde con il folklore: il nome delle strutture richiama la leggenda di Luxia Arrabiosa, una figura mitica e gigantesca che, secondo il racconto popolare, usava il menhir come “conocchia” per filare e le grotte come dimora per preparare il pane.

La leggenda dice…

Un po fata e un po’ strega; si narra che Lucia, questo era il suo nome, fosse bellissima, e che ogni giorno si recasse sul colle Prabanta, dove lavorava e cuoceva il pane.Proprio lungo la strada che percorreva ogni mattina, nei pressi del Monte Arci, si trovava una grotta, e al suo interno, un poco nascosto, viveva un fauno, che si era innamorato perdutamente di lei. Un amore, però, che mai fu ricambiato. In un giorno sventurato la creatura decise quindi di uscire dal proprio nascondiglio e inseguì la ragazza fin sopra il colle, dove lei inconsapevole prese a lavorare come di consueto. D’improvviso lui la raggiunse ,e tentò di approfittarne: nello scontro, la ragazza prese un lungo bastone e lo conficcò nel corpo della bestia, che cadde morta. Tutti gli elementi di questo straziante scenario, immediatamente, si fecero pietra: il forno, il pane, il bastone e l’animale assunsero le sembianze di quegli elementi che, oggi, costituiscono il complesso di menhir oggi noto come “su fruccoi de luxia arrabiosa”.

Visitare Prabanta oggi significa immergersi in un paesaggio selvaggio, circondati da profumata macchia mediterranea e da una vista mozzafiato È un itinerario ideale per chi cerca un turismo lento, capace di unire la scoperta scientifica al mistero di una Sardegna arcaica e ancora tutta da raccontare.

Sofia Fois e Rosetta Grussu

foto wikimapia.org/13093653/it/Menhir-di-Prabanta-o-Su-Frucoi-de-Luxia-Arrabiosaia.org