10 Giugno 2026
Sardegna

Sud Sardegna, l’allarme di Confcommercio: “Prezzi fuori controllo, i consumi diminuiscono”

Non è più un’emergenza passeggera, ma una crisi strutturale che rischia di paralizzare l’economia reale del Sud Sardegna. L’allarme arriva direttamente da Mauro Spanu, delegato FIDA Confcommercio e imprenditore in prima linea nei settori dei carburanti e della distribuzione alimentare. Il quadro descritto è quello di una tempesta perfetta: rincari a doppia cifra che colpiscono contemporaneamente energia, trasporti e carrello della spesa, costringendo le famiglie a rinunce sempre più drastiche.

L’effetto domino: dall’energia al banco del pane.

Il cuore del problema risiede in un effetto a catena che parte dalle materie prime e arriva dritto al portafogli del consumatore. Secondo i dati diffusi da Confcommercio, il comparto dell’ortofrutta ha subito un’impennata del 25%, mentre l’energia elettrica continua a correre con aumenti tra il 15 e il 20%.

Il prossimo colpo è atteso già dalla prossima settimana: il prezzo del pane salirà del 10%. “I panificatori hanno già comunicato i nuovi listini – spiega Spanu – e questo costringerà inevitabilmente anche i bar ad adeguarsi. Paste e tramezzini subiranno ritocchi simili, rendendo anche la semplice colazione un lusso per molti”.

Carburanti alle stelle: meno litri, più costi di trasporto.

Il vero “moltiplicatore” della crisi è però il carburante. Con il prezzo balzato mediamente da 1,70€ a 2,10€ al litro, il potere d’acquisto dei cittadini si è letteralmente prosciugato: oggi, con una banconota da 50 euro, si portano a casa solo 23 litri di benzina, contro i 30 di pochi mesi fa.

“L’aumento del gasolio colpisce tutto: dall’agricoltore che deve alimentare i macchinari alla logistica che distribuisce i prodotti – sottolinea il delegato FIDA –. È un costo che si riflette inevitabilmente sui prezzi al consumo, rendendo la situazione insostenibile”.

Imprese al limite e consumi in picchiata.

Fino ad oggi, molte imprese hanno cercato di agire da “ammortizzatore sociale”, assorbendo parte dei rincari per non far crollare le vendite. Tuttavia, i margini sono ormai ridotti all’osso. I primi segnali di cedimento nei consumi sono già evidenti: durante le recenti festività, si è registrato un calo del 12% sull’acquisto di prodotti tradizionali come le uova di cioccolato.

“Le famiglie stanno tagliando sulle tradizioni e sul superfluo – avverte Spanu –. Se la tendenza non si inverte, il rischio è una contrazione dei consumi strutturale: si rinuncia alla colazione fuori, poi alla gita e infine al ristorante. È un circolo vizioso che può affossare l’intero sistema economico locale”.