13 Maggio 2026
Europa

“Stupro chimico”: cresce la preoccupazione in Europa.

Cresce in Europa la preoccupazione verso il fenomeno dello “stupro chimico”, ovvero la somministrare di droghe o altre sostanze a una persona, senza il suo consenso, per renderla incapace di difendersi e poi abusarne sessualmente.

Una forma di violenza, come ricordato recentemente dall’europarlamentare del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, Assita Kanko, che nel tempo ha assunto un carattere sempre più transfrontaliero.

Dal GHB, rohypnol o ketamina nei drink, passando per le needle spiking, le iniezioni con piccoli aghi, e fino ad arrivare alle benzodiazepine negli alimenti, nessuna in Europa è al sicuro come rimarcato, lo scorso 9 aprile, anche dagli esperti delle commissioni per i diritti delle donne e per la sanità del Parlamento europeo.

A rendere più amaro il quadro, secondo le statistiche europee, sarebbe la scarsa propensione alla denuncia da parte di chi subisce gli abusi e il risibile numero di condanne comminate dai tribunali dei 27 Paesi Ue.

Nel frattempo, però, dalle parti della Commissione europea manca la minima azione o soluzione per contrastare il fenomeno: mancano strumenti utili per prevenire questi abusi ad esempio, test rapidi per bevande, app di allerta o sistemi per rilevare sostanze pericolose, senza contare l insufficienza delle capacità investigative e forensi negli Stati membri per individuare le droghe usate in questi reati, spesso difficili da tracciare.

Evidente, ancora, l’ennesima lacuna legislativa: in Europa non esiste ancora una definizione condivisa di “stupro”, fondata sull’assenza di consenso. Questo rende più difficile garantire alle vittime lo stesso livello di protezione in tutti i Paesi dell’Unione.

foto sw_reg_03 da pixabay.com