Stretto di Hormuz: la strategia italiana nell’audizione di Tajani e Crosetto
Il governo italiano ha delineato la propria strategia sulla crisi nello Stretto di Hormuz durante un’audizione congiunta delle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno illustrato il quadro geopolitico e operativo, sottolineando che “l’obiettivo primario rimane il ripristino della libertà di navigazione, condizione essenziale per la stabilità dei mercati internazionali e la sicurezza nazionale.”
Ripercussioni economiche e sforzo diplomatico
Antonio Tajani ha evidenziato come l’instabilità nell’area di Hormuz non rappresenti solo una crisi regionale, bensì uno shock globale con impatti diretti sulla competitività del sistema produttivo italiano. Il blocco delle rotte marittime incide pesantemente sui costi dei beni e sull’inflazione, colpendo con particolare durezza i paesi più fragili del Mediterraneo e dell’Africa, con il rischio di innescare nuove ondate migratorie.
“La via diplomatica resta l’unica percorribile per evitare che l’Iran sviluppi capacità missilistiche e nucleari minacciose per la regione”, ha sottolineato il ministro Tajani. L’approccio governativo, in linea con l’appello al dialogo lanciato da Papa Leone XIV, mira a costruire ponti di dialogo, ritenendo che il ripristino della piena legalità internazionale possa avvenire soltanto dopo la cessazione effettiva delle ostilità.
Il coordinamento internazionale e la bonifica dei fondali
Sul piano operativo, Guido Crosetto ha riferito che quaranta nazioni stanno valutando un contributo per rendere nuovamente percorribile lo stretto. Attualmente, ventiquattro paesi hanno già manifestato la disponibilità a impiegare assetti specializzati, con un focus particolare sulla rimozione delle mine marine, la cui localizzazione rimane ignota. Partner europei come Francia, Germania e Belgio, insieme a nazioni extra-UE come Canada e Australia, hanno già predisposto unità cacciamine, fregate e personale subacqueo.
Questa mobilitazione multinazionale si affianca all’iniziativa statunitense “Maritime Freedom Construct”, volta a potenziare lo scambio informativo e la sicurezza marittima attraverso un’azione coordinata e trasparente.
Misure precauzionali e autorizzazioni parlamentari
In merito al coinvolgimento italiano, Crosetto ha precisato che non è stata richiesta l’autorizzazione per nuove missioni, agendo all’interno delle prerogative già approvate dal Parlamento. Tuttavia, per ridurre i tempi tecnici di intervento in caso di tregua stabile, il governo ha disposto il rischieramento precauzionale di due unità cacciamine. Tali assetti si sposteranno inizialmente nel Mediterraneo orientale e successivamente nel Mar Rosso, operando sotto l’ombrello delle missioni “Mediterraneo Sicuro” e “Aspides”.
“Una strategia di posizionamento avanzato”, ha sottolineato Crosetto, “finalizzata a garantire una capacità di risposta immediata”.
Foto Jan Van de Viel Copyright: © European Union 2017 – Source : EP
