13 Maggio 2026
Europa

Stretto di Hormuz, Hegseth: “Siamo pronti a tutto”

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il presidente dei capi di Stato Maggiore congiunti, generale Dan Caine, hanno tenuto una conferenza stampa per illustrare gli ultimi dettagli dell’Operazione Project Freedom, la missione americana volta a “garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Una missione che, se qualcuno ci avesse pensato bene lo scorso 28 febbraio, il mondo si sarebbe risparmiato. Invece, anche in questa occasione, il titolare della delega al Dipartimento della Guerra, Pete Hegseth, non ha mancato di usare il solito linguaggio guerrafondaio: “Le forze statunitensi sono pronte a riprendere le operazioni di combattimento su vasta scala in qualsiasi momento”.

Cos’è Project Freedom e perché ora.

“Questa operazione è separata e distinta dall’Operazione Epic Fury”, ha precisato Hegseth. “È difensiva per natura, limitata nell’obiettivo e temporanea nella durata: proteggere le navi commerciali innocenti dall’aggressione iraniana”.

Secondo il generale Caine, nelle ultime sette settimane l’Iran ha attaccato ripetutamente il naviglio commerciale nello Stretto, tentando di bloccare il traffico marittimo e danneggiare l’economia globale. Attraverso quella rotta transita circa un quinto del consumo mondiale di petrolio. Il risultato: oltre 22.500 marinai a bordo di più di 1.550 navi commerciali sono intrappolati nel Golfo Persico, impossibilitati a transitare.

Gli Stati Uniti hanno risposto istituendo una “zona di sicurezza rafforzata” sul lato meridionale dello Stretto, presidiata da cacciatorpediniere, oltre 100 velivoli tra caccia, elicotteri e droni, e più di 15.000 militari americani operativi 24 ore su 24. «Abbiamo stabilito una potente cupola a stelle e strisce sopra lo stretto», ha dichiarato Hegseth.

Gli attacchi iraniani (per Washington) non si fermano.

Nonostante la missione difensiva (così la definiscono gli americani dell’Amministrazione Trump), sia appena iniziata, l’Iran (sempre secondo la narrazione del Pentagono) non ha abbassato la guardia. “Dal momento dell’annuncio del cessate il fuoco, Teheran ha aperto il fuoco contro navi commerciali nove volte, sequestrato due portacontainer e attaccato le forze americane più di dieci volte. Solo nella giornata precedente alla conferenza stampa, l’Iran ha colpito Oman una volta e gli Emirati Arabi Uniti tre volte, incluso un attacco al terminal petrolifero di Fujairah, respinto con successo”, fanno sapere dal Pentagono.

Il generale Caine ha definito questi atti come “fuoco di disturbo”, precisando che la struttura di comando iraniana “rimane molto frammentata” e che Teheran fatica a mantenere il controllo delle proprie forze sul campo. “Sei imbarcazioni iraniane hanno tentato di forzare il blocco navale all’inizio dell’operazione ma sono state tutte respinte”.

Il cessate il fuoco è ancora in vigore?

È la domanda che ha attraversato l’intera conferenza stampa. La risposta di Hegseth è stata inequivocabile: “No, il cessate il fuoco non è terminato. Ci aspettavamo un po’ di turbolenza all’inizio, ed è quello che è successo. Abbiamo detto che avremmo difeso con forza e lo stiamo facendo”.

Il segretario ha tuttavia aggiunto che la situazione viene monitorata “molto, molto attentamente” e che la decisione sull’eventuale ripresa delle ostilità spetta al presidente Trump. “L’Iran sa che quella opzione è sempre sul tavolo”, ha avvertito.

La questione nucleare e i rapporti con Israele.

A margine dell’operazione, Hegseth ha respinto l’ipotesi che l’intelligence americana abbia rilevato progressi nel programma nucleare iraniano dopo i bombardamenti, pur senza confermare o smentire le indiscrezioni circolate. Ha però ribadito che l’obiettivo strategico fondamentale resta uno solo: “Garantire che l’Iran non abbia mai un’arma nucleare”.

Sul tema dei rapporti con Israele , che secondo alcune fonti avrebbe obiettivi divergenti rispetto a Washington, Hegseth ha tagliato corto: “C’è una sola mano sul volante che dirige tutto questo, che si tratti di Project Freedom o dell’Operazione Epic Fury, ed è quella del presidente Trump”.

Il messaggio finale: adesso tocca al mondo.

“Stiamo stabilizzando la situazione affinché il commercio possa tornare a scorrere, ma ci aspettiamo che il resto del mondo faccia la sua parte. Al momento opportuno, faremo i nostri calcoli”, ha concluso Hegseth.

foto Navy Petty Officer 1st Class Alexander Kubitza, DOW