11 Agosto 2026
Europa

Strategia UE per la parità di genere 2026-2030. Si ignorano i diritti degli uomini

La Commissione europea ha presentato il 5 marzo scorso la sua nuova Strategia per la parità di genere 2026-2030, con l’ambizione di integrare il principio di uguaglianza tra uomini e donne in tutti i settori della vita pubblica: istruzione, sanità, mercato del lavoro. Un documento ampio e articolato, che però presenta, secondo alcuni, un’omissione di fondo difficile da ignorare: gli uomini.

L’eurodeputato polacco Kosma Złotowski, del gruppo ECR, ha sollevato la questione con una interrogazione scritta alla Commissione, portando sul tavolo dati difficili da contestare. Gli uomini rappresentano circa il 77% di tutti i suicidi registrati nell’Unione Europea. Secondo i dati Eurostat per il 2023, su oltre 2,1 milioni di infortuni sul lavoro, quasi 1,7 milioni , il 77% , hanno coinvolto lavoratori di sesso maschile. Sul fronte della salute, il divario nell’aspettativa di vita è tutt’altro che trascurabile: 79 anni per gli uomini contro 84 per le donne, secondo i dati Eurostat 2024. A questi si aggiunge il cosiddetto “education gap”, con i maschi sempre più indietro nei percorsi di istruzione superiore.

L’interrogazione di Złotowski è diretta: “Perché la Strategia non affronta il tema della salute mentale maschile, quando gli uomini costituiscono quasi quattro quinti delle vittime di suicidio in Europa? Perché non si occupa del divario nell’aspettativa di vita? E perché tace sulle disparità nella sicurezza sul lavoro, dove gli uomini pagano un prezzo sproporzionato in termini di infortuni e morti bianche?”.

La domanda implicita è ancora più scomoda: una strategia che si propone di promuovere le pari opportunità tra uomini e donne, ma che concentra quasi interamente la propria attenzione sulle condizioni delle donne, può davvero dirsi una strategia per la parità di genere?

La risposta della Commissione.

A rispondere, a nome della Commissione, è stata la commissaria Lahbib. La Strategia, ha spiegato, riconosce il ruolo cruciale degli uomini e dei ragazzi come “agenti e beneficiari” della parità di genere, e riconosce che le norme culturali legate alla mascolinità tradizionale possono avere effetti negativi sulla salute maschile, scoraggiando la ricerca di aiuto e favorendo comportamenti a rischio.

Sul fronte della salute mentale, la Commissione ha rimandato alla comunicazione su un approccio globale alla salute mentale, che prevede un approccio inclusivo rivolto a tutti i gruppi di popolazione, uomini compresi. Per l’aspettativa di vita, ha citato il rapporto “Health at a Glance 2024” e le azioni finanziate dal programma EU4Health. Quanto alla sicurezza sul lavoro, la Commissione ha ricordato l’esistenza del quadro normativo europeo in materia di salute e sicurezza, comprensivo della Direttiva quadro e delle direttive correlate, e dello Strategic Framework on Health and Safety at Work 2021-2027, che affronta anche i rischi psicosociali. Ha inoltre annunciato che nel 2026 l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro lancerà una campagna dedicata alla salute mentale e ai rischi psicosociali nei luoghi di lavoro.

Una replica che non convince.

La risposta della Commissione rischia però di apparire elusiva. Rimandare a strumenti generali già esistenti non risponde alla questione sollevata dall’interrogazione: perché la Strategia per la parità di genere , il documento politico più alto e visibile in materia , non dedica spazio esplicito alle disparità che colpiscono gli uomini in questi ambiti?

Il punto non è negare le discriminazioni che ancora colpiscono le donne in molti settori della vita sociale ed economica europea. Il punto è se una strategia che porta nel titolo la parola “parità” possa permettersi di essere selettiva nella scelta delle disuguaglianze da combattere.

foto Aurore Belot Copyright: © European Union 2016 – Source : EP