Strategia LGBTIQ+ 2026-2030, bufera sul “cambio di genere” dei minori
È scontro politico a Bruxelles attorno alla nuova Strategia per l’uguaglianza LGBTIQ+ 2026-2030, adottata dalla Commissione l’8 ottobre 2025. Al centro della polemica c’è un passaggio del documento in cui l’esecutivo UE si impegna a “facilitare scambi di buone pratiche tra Stati membri” per sostenere procedure di riconoscimento legale del genere basate sull’autodeterminazione e “senza restrizioni di età”.
Per una parte consistente dei media, quella formula equivale a un’apertura alla possibilità per i minori – “a prescindere dall’età”, secondo l’interpretazione più discussa – di cambiare legalmente il proprio genere, indipendentemente da eventuali percorsi medici come terapie ormonali o interventi chirurgici. La Commissione ha però respinto questa lettura, definendola una “bufala” e accusando alcuni commentatori di distorcere il contenuto della strategia.
La controversia si è riaccesa dopo la riunione della commissione LIBE del Parlamento europeo del 10 novembre 2025, durante la quale – secondo quanto riportato nell’interrogazione – un rappresentante della Commissione avrebbe lasciato intendere che l’obiettivo sia effettivamente quello di consentire ai minori il cambio legale di genere senza limiti di età. Un passaggio che, per i critici, indebolirebbe la linea difensiva dell’esecutivo europeo e alimenterebbe l’idea di un testo volutamente “elastico”, capace di sostenere letture diverse a seconda del contesto politico.
A formalizzare i dubbi è l’eurodeputato Erik Kaliňák del gruppo dei Non Iscritti, che ha presentato un’interrogazione scritta chiedendo alla Commissione di chiarire tre punti: se sia davvero sua “ambizione” abilitare i minori al cambio legale di genere senza vincoli di età; quali conseguenze potrebbero ricadere su chi non concorda con questa impostazione – genitori, compagni di classe, insegnanti – e se il dissenso possa essere trattato come “hate speech” o persino come reato.
