15 Agosto 2026
EuropaPolitica

Stop al gas russo, tra divieti e sicurezza energetica.

Il divieto di importazione di gas russo resta una delle questioni più delicate sul tavolo europeo. A rilanciare il dibattito è l’eurodeputato dei Non Iscritti, Erik Kaliňák, che accusa la Commissione di aver compromesso la sicurezza energetica dell’Unione imponendo agli Stati membri di rinunciare al gas di Mosca senza fornire un’alternativa credibile.

Secondo Kaliňák, la strategia di Bruxelles avrebbe innescato un effetto a catena: l’impennata dei prezzi dell’energia, il conseguente aumento dei costi per famiglie e imprese e il rischio di una perdita di competitività dell’economia europea. Una situazione che, a suo avviso, poteva essere evitata con una diversificazione più rapida delle fonti e una risposta più tempestiva alle tensioni sui mercati.

L’eurodeputato punta il dito anche contro le politiche climatiche dell’esecutivo comunitario, considerate poco adatte a un momento di crisi. Secondo Kaliňák, mentre i cittadini europei faticano a pagare le bollette, Bruxelles continua a concentrare gli sforzi su obiettivi ambientali a lungo termine, trascurando la necessità di un piano immediato per contenere i costi dell’energia e sostenere i settori più vulnerabili.

Il tema è particolarmente sensibile perché la dipendenza dal gas russo è stata per decenni una costante della politica energetica europea. Prima della guerra in Ucraina, Mosca copriva oltre il 40% del fabbisogno di gas dell’Ue. Le sanzioni introdotte dopo l’invasione del 2022 e la successiva chiusura del Nord Stream hanno costretto Bruxelles a correre ai ripari, puntando su forniture alternative e su un’accelerazione della transizione verde. Tuttavia, il prezzo pagato in termini di inflazione energetica e tensioni sociali è stato elevato, soprattutto nei Paesi più dipendenti dal gas russo, come Germania, Slovacchia e Ungheria.

foto Sylvain Thomas European Union, 2012 Copyright Source: EC – Audiovisual Service