7 Settembre 2026
Europa

Stop ai fondi Ue per la Biennale. Nessun blocco per Israele. Ue, che coerenza!

Bruxelles continua a rendersi ridicola sul fronte della difesa dei valori europei. La Commissione Ue, infatti, ha ritirato il patrocinio oneroso da 2 milioni di euro per via del caso della riapertura di un padiglione russo alla Biennale di Venezia. Un’iniziativa culturale, un evento artistico, delle opere esposte (non missili, non droni, non forniture militari, ma soltanto arte), che per l’Esecutivo Ue non poteva accettare “alcuna sbavatura” sul fronte dei “valori europei”. Con la solennità di chi firma un trattato di pace, ieri , la vicepresidente Henna Virkkunen ha chiesto all’Eacea di tagliare i fondi.

E mentre l’Europa si erge a paladina dei principi europei, dall’altra parte del Mediterraneo la contabilità morale sembri seguire una logica leggermente diversa. Migliaia di morti a Gaza , non cifre astratte, ma un conteggio che il Ministero della Salute palestinese aggiorna quasi quotidianamente, superando ormai le 73.000 vittime dall’ottobre 2023 , e i rubinetti dei finanziamenti europei verso Israele restano stranamente aperti. L’accordo di associazione Ue-Israele, quello che prevede clausole sui diritti umani mai davvero attivate, resta lì, intonso.

E quando si arriva al capitolo del commercio con gli insediamenti israeliani nei territori occupati – insediamenti che le stesse Nazioni Unite e la Corte Internazionale di Giustizia considerano illegali – l’Unione europea non trova la stessa souplesse dimostrata nel caso della Biennale di Venezia. Lì si naviga a vista, si convocano gruppi di lavoro, si producono comunicati sfumati, si aspettano “ulteriori valutazioni”. E mentre per un padiglione d’arte russo bastano poche settimane e un post, per prodotti che arrivano da terre sottratte con la forza a una popolazione sotto occupazione, servono anni di dibattiti che non producono nulla di vincolante. Tu chiamali se vuoi doppi standard!

Viene da chiedersi, con una punta di sarcasmo che la situazione ormai impone, se a Bruxelles il concetto di “valori europei” sia un menù à la carte, da applicare con rigore assoluto quando il bersaglio è comodo e a bassissimo costo diplomatico, e da diluire fino all’invisibilità quando il partner in questione è un alleato strategico difficile da toccare.

Il risultato è un’Europa che si scopre severissimo censore quando si tratta di negare due milioni di euro a una mostra d’arte, e improvvisamente miope, prudente, quasi afona, di fronte a un bilancio di vittime civili che si misura in decine di migliaia. Una coerenza che definire traballante sarebbe generoso: è semplicemente assente, sostituita da un’aritmetica geopolitica in cui il peso della vita umana vale meno di un padiglione alla Biennale. E, pensando alla cooperazione internazionale e ai fondi Ue “buttati” con regimi totalitari, la lista non si esaurisce certo al caso di Israele, come ricorda il caso del Senegal, Egitto, Tunisia, Azerbaigian e Ucraina.

Forse la domanda da porsi non è più se l’Unione europea abbia una politica estera coerente, ma se abbia ancora la bussola per distinguere dove effettivamente si trovino, oggi, i propri stessi valori fondativi , quelli scritti nei trattati e sbandierati nei discorsi, ma sempre più difficili da rintracciare nella pratica quotidiana di Bruxelles.

foto Producer : CE – Service audiovisuel Photographer : John Thys Copyright European Union , 2023