9 Settembre 2026
Sardegna

Startup più giovani, flessibili e dinamiche rispetto alle aziende tradizionali.

Tra startup e imprese consolidate si sta delineando una distanza sempre più marcata nel modo di concepire l’organizzazione del lavoro, a partire dal ricorso allo smart working. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Clutch, che fotografa due modelli profondamente diversi per cultura aziendale e gestione delle risorse umane.

Nelle startup il lavoro da remoto è ormai la norma: il 59% dei professionisti opera in modalità full remote. Uno scenario molto lontano da quello delle aziende strutturate, dove solo il 14% dei dipendenti lavora interamente a distanza e prevale invece il modello ibrido. In questo caso, il 42% dei lavoratori può contare su due giorni di smart working a settimana. La differenza riflette visioni organizzative opposte: per le realtà innovative la flessibilità è un elemento fondante, mentre per le corporate rappresenta soprattutto uno strumento per conciliare esigenze di innovazione e controllo.

Anche la composizione anagrafica dei team conferma questa distanza. Nelle startup quasi la metà dei professionisti (48%) ha tra i 25 e i 34 anni, il 44% si colloca nella fascia 35-44 e solo l’8% supera i 45 anni. Le aziende consolidate mostrano invece una distribuzione più equilibrata: i 35-44enni sono il 45%, i 25-34enni il 33% e gli over 45 raggiungono il 18%. Le startup si confermano quindi ambienti a forte vocazione giovanile, mentre le imprese tradizionali mantengono una maggiore capacità di attrarre e trattenere competenze senior.

Non a caso, il 60% degli intervistati ritiene che il modello startup sia più efficace nel valorizzare i talenti junior, grazie a maggiore autonomia, responsabilità diretta e percorsi di crescita più rapidi. Ma accanto all’entusiasmo emerge anche una tensione: sei professionisti su dieci che oggi lavorano in una startup valuterebbero il passaggio a un’azienda consolidata in cambio di stipendi più alti e di una maggiore stabilità contrattuale. Segno che la flessibilità e la possibilità di incidere non cancellano il bisogno di sicurezza economica, ma spesso lo rinviano a una fase successiva della carriera.

Le imprese tradizionali continuano infatti a essere scelte soprattutto per la loro solidità: il 52% dei lavoratori indica la stabilità come principale punto di forza, seguita da retribuzioni e benefit più competitivi (40%) e da un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro (33%). Vantaggi che convivono però con limiti strutturali: il 51% segnala percorsi di carriera lenti e gerarchici, il 46% una burocrazia eccessiva e il 40% una minore autonomia decisionale rispetto ai contesti startup.

Sul fronte tecnologico, l’intelligenza artificiale sta diventando un fattore trasversale. L’uso quotidiano di strumenti AI è diffuso in modo simile sia nelle startup (46%) sia nelle aziende consolidate (42%) e in oltre il 90% dei casi si traduce nell’impiego di chatbot e assistenti virtuali. Cambia però l’approccio: le startup adottano l’AI con spirito sperimentale, considerandola una leva strategica di crescita, mentre le corporate procedono con maggiore cautela, utilizzandola soprattutto per migliorare efficienza operativa, qualità dei processi e gestione dei dati.