Spopolamento, bandi fermi e silenzi istituzionali: mentre si incitano le piazze e le polemiche, i piccoli comuni (e i sardi) aspettano.
Da una parte la chiamata alla mobilitazione, le piazze, la retorica dello scontro tra Stato e Regione sui grandi dossier – giustizia, energia, dimensionamento scolastico. Dall’altra, il silenzio su ciò che dovrebbe rappresentare una delle emergenze più concrete dell’isola: lo spopolamento dei piccoli comuni. È il paradosso politico che accompagna la politica in Sardegna, mentre i bandi destinati a sostenere il ripopolamento continuano a rimanere bloccati o senza aggiornamenti.
La presidente della Regione, Alessandra Todde, nel frattempo continua a optare per un linguaggio sempre più battagliero, quasi da capo ultrà, chiamando i cittadini alla protesta e alimentando una contrapposizione istituzionale che appare ormai una costante del dibattito pubblico. Una strategia comunicativa che punta sul conflitto e sulla visibilità, ma che lascia sullo sfondo le questioni operative. E mentre si insiste sulla narrazione dello scontro, restano inevase le attese di chi guarda alla politica regionale non per assistere a un confronto ideologico, ma per trovare risposte concrete.
Basta consultare la pagina ufficiale del sito della Regione Sardegna dedicata alle misure anti-spopolamento per fotografare una situazione che parla da sola. Nella sezione delle ultime notizie, nessuna novità significativa per le giovani coppie interessate ad acquistare casa nei comuni sotto i tremila abitanti e nessun aggiornamento per gli aspiranti imprenditori in attesa dei premi per l’avvio di nuove attività. La sensazione è quella di una macchina amministrativa ferma, sospesa in una consueta inerzia burocratica.
Il problema non è solo la lentezza e la mancanza di programmazione ma il messaggio che ne deriva. Da anni lo spopolamento viene indicato come una priorità strategica, un tema cruciale per la sopravvivenza economica e sociale di interi territori interni. Eppure, proprio quando cittadini e imprese aspettano strumenti operativi, la risposta sembra essere il silenzio. I piccoli comuni continuano a perdere residenti, i giovani rinviano scelte di vita e investimento, mentre i bandi restano promesse non ancora trasformate in opportunità reali. Nel contempo, però, le iniziative per l’Einstein Telescope – progetto ancora solo sulla carta – vivono tutt’altra dinamica…
Ne consegue che la distanza tra comunicazione politica e gestione amministrativa appare sempre più evidente. Se da un lato si rilancia la contrapposizione con il governo nazionale su dossier ad alto impatto mediatico, dall’altro sembra mancare la stessa determinazione sui temi quotidiani. E colpisce, in questo quadro, anche l’assenza di prese di posizione su questioni considerate tradizionalmente identitarie per il Campo largo, come il caso RWM, lasciato ai margini del dibattito nonostante la sua rilevanza sociale e territoriale.
Il risultato – probabilmente cercato – è un crescente di scollamento tra istituzioni e cittadini. Mentre la narrazione pubblica si concentra su battaglie simboliche, i problemi concreti restano fermi ai blocchi di partenza. Lo spopolamento, tema che richiederebbe continuità amministrativa, programmazione e rapidità nelle decisioni, sembra invece vittima della stessa dinamica che da anni accompagna molte politiche regionali: grande enfasi iniziale e poca sostanza nei tempi di attuazione. Le persone, in un’Isola devastata come la Sardegna, hanno necessità di un “cambio di passo”, volendo usare uno slogan molto caro alla Governatrice.
