Spese demografiche come investimenti: pressing bipartisan al Parlamento UE.
L’inverno demografico avanza e l’Europa si trova a fronteggiare una delle più grandi sfide del suo futuro: il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione minacciano non solo la sostenibilità dei sistemi di welfare, ma anche la competitività e la crescita economica dell’intera Unione. Alla luce di questa crisi, un folto gruppo di eurodeputati – provenienti da diversi gruppi politici, tra cui ECR, PPE e S&D – ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea, chiedendo un cambio di paradigma nelle politiche economiche dell’UE.
L’appello è chiaro: riconoscere le spese legate alla natalità e alla demografia come investimenti a tutti gli effetti, escludendole dal rigido conteggio delle spese correnti nel Patto di stabilità e crescita.
L’attuale sistema contabile europeo considera le misure a favore della natalità – bonus, congedi parentali, incentivi alla genitorialità – come spese ordinarie. Ma, secondo i firmatari dell’interrogazione, questa visione è miope: tali interventi generano ricadute positive nel medio e lungo termine, contribuendo alla formazione del capitale umano e rafforzando la base produttiva e contributiva delle future generazioni.
“Non possiamo più considerare le politiche demografiche come un costo – spiegano i promotori – ma come un investimento strategico per la sopravvivenza stessa dell’Europa sociale ed economica”.
Un passaggio della lettera richiama, infine, anche la relazione Draghi sul futuro della competitività europea, che stima una perdita di circa 2 milioni di lavoratori l’anno entro il 2040. Un’emorragia demografica che impone risposte urgenti e strutturali.
foto Greg Montani da Pixabay.com
