13 Agosto 2026
EuropaSardegna

Social media: il Parlamento europeo vota per l’innalzamento dell’età minima a 16 anni.

Il Parlamento europeo chiede nuove e più rigide tutele per i minori online, a partire dall’innalzamento a 16 anni dell’età minima per iscriversi ai social media. La richiesta arriva da una risoluzione — non vincolante — approvata con 483 voti favorevoli, 92 contrari e 86 astensioni, che punta a contrastare l’aumento dei rischi per la salute fisica e mentale dei giovani sul web: un quarto dei minori, rileva il PE, presenta già un uso “problematico” dello smartphone.

Età minima a 16 anni, con possibilità di deroga.

Bruxelles propone di fissare a 16 anni la soglia per accedere a social network, piattaforme di condivisione video e compagni virtuali basati sull’intelligenza artificiale, lasciando tuttavia ai genitori la possibilità di autorizzare l’iscrizione dei ragazzi tra 13 e 16 anni. I deputati apprezzano il lavoro della Commissione europea sulla futura app europea per la verifica dell’età e sull’identità digitale (eID), ma avvertono: tali strumenti dovranno essere precisi, rispettosi della privacy e non esonerare le piattaforme dalle proprie responsabilità.

Per rafforzare la conformità al Digital Services Act, il PE propone inoltre di rendere la dirigenza delle piattaforme responsabile in caso di gravi e reiterate violazioni, in particolare sulla protezione dei minori.

Stop a pratiche che alimentano dipendenza.

La risoluzione chiede un intervento deciso della Commissione per vietare le pratiche digitali più dannose e disattivare per default funzioni che favoriscono la dipendenza, come lo scorrimento infinito, l’autoplay, l’aggiornamento tramite trascinamento e i meccanismi di ricompensa. Ancora, vietare i siti che non rispettano le norme UE, contrastare le tecnologie persuasive come la pubblicità mirata e il marketing aggressivo, proibire i sistemi di raccomandazione basati sull’engagement per i minori e applicare il DSA anche alle piattaforme di videogiochi online, vietando loot box, contenuti randomizzati e meccanismi pay-to-progress.

Durante il dibattito in Aula, la relatrice Christel Schaldemose (S&D) ha accolto positivamente il voto: “Sono orgogliosa che questo Parlamento si unisca per proteggere i minori online. Con un’applicazione coerente del DSA, queste misure innalzeranno in modo significativo il livello di tutela. Stiamo finalmente tracciando un limite: i servizi delle piattaforme non sono pensati per i bambini, e questo esperimento finisce qui”.

Giovani sempre più online, cittadini sempre più preoccupati.

Secondo gli ultimi dati, il 97% dei giovani europei usa Internet ogni giorno e il 78% dei minori tra 13 e 17 anni controlla il telefono almeno una volta l’ora. Intanto, l’Eurobarometro 2025 indica che oltre il 90% degli europei ritiene urgente intervenire, citando tra le principali preoccupazioni l’impatto dei social sulla salute mentale, il cyberbullismo e l’esposizione a contenuti non adatti all’età.

Diverse capitali europee si stanno già muovendo con limiti di età e sistemi di verifica nazionale. Bruxelles invita ora a un approccio coordinato, per proteggere i minori da rischi sempre più complessi in un ecosistema digitale in rapida evoluzione.

foto Gerd Altmann da Pixabay.com