Siria, l’UE ricopre di miliardi al-Jolani ma chiede lo stop alle violenze.
L’Unione europea sembra proseguire su un sentiero sempre più segnato da derive autoritarie, mostrando, come ricorda l’ultimo incontro tra “Ursula” e il terrorista al-Jolani a Damasco, un’improba capacità di valutare i propri interlocutori e la coerenza delle decisioni assunte ai massimi livelli. Una linea politica che alimenta dubbi crescenti sulla legittimità delle stesse scelte dei vertici UE e che continua a minare la (residua) credibilità dell’azione europea sullo scenario internazionale.
Da una parte, Bruxelles apre i rubinetti dei finanziamenti e ricopre d’oro, con investimenti miliardari, la nuova leadership siriana guidata da Ahmed al-Sharaa, noto come al-Jolani, ex leader jihadista oggi uomo solo al comando a Damasco. Dall’altra, quasi senza soluzione di continuità, l’UE diffonde dichiarazioni ufficiali in cui chiede lo stop immediato alle violenze ad Aleppo – agita dalle milizie dello stesso al-Sharaa – e nelle aree circostanti.
È quanto emerge, per esempio, dall’ultima nota del Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS), con cui Bruxelles invoca la cessazione delle ostilità, la protezione dei civili e il rispetto del cessate il fuoco.
Il paradosso è evidente: da un lato si sostiene politicamente ed economicamente un regime accusato di autoritarismo e violenze, dall’altro si chiede allo stesso governo, finanziato e legittimato dall’Europa, di porre fine a quelle violenze che continuano a insanguinare il Paese. Il tutto nel nome dei valori europei di pace, non violenza e tutela dei civili.
Se la chiave della stabilità della Siria è il sostegno a un terrorista ripulito, la “transizione sostenibile e inclusiva, capace di rispondere alle aspirazioni di tutti i siriani”, auspicata da “Ursula e soci”, sarà difficile da osservare. La sensazione è che, ancora una volta, l’UE finisca prigioniera delle proprie contraddizioni: sostenere un potere forte e dispotico e, allo stesso tempo, appellarsi a principi che quello stesso potere sembra quotidianamente smentire. Non fa una piega.
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