8 Giugno 2026
Europa

Siria, l’UE celebra la “nuova fase” ma tra fondi miliardari e silenzi pesa la riabilitazione di al-Jolani.

A un anno dalla caduta del regime di Bashar al-Assad, l’Unione europea rilancia il proprio sostegno alla Siria con toni trionfalistici e nuovi impegni finanziari miliardari. In una dichiarazione congiunta, l’Alto rappresentante Kaja Kallas e le commissarie Dubravka Šuica e Hadja Lahbib, hanno parlato di “opportunità storica” per il popolo siriano ribadendo il ruolo centrale di Bruxelles nella transizione politica del Paese.

Un entusiasmo condiviso apertamente anche dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, fervidamente convinta dell’opportunità di stanziare un pacchetto di aiuti – pari a circa 2,5 miliardi di euro – nel quadro di quella che viene definita la fase di “ricostruzione e riconciliazione” della Siria.

Ma dietro il linguaggio ottimistico e le cifre imponenti, cresce il disagio di chi denuncia un’operazione di normalizzazione politica che rischia di cancellare, o quantomeno sbiadire, responsabilità pesanti. In particolare, l’attenzione si concentra sulla progressiva legittimazione delle autorità di transizione guidate da Ahmad al-Jolani, ex leader jihadista, oggi presentato come interlocutore politico affidabile, in una vera e propria operazione di “pulizia reputazionale” sostenuta non solo dall’UE ma anche da Stati Uniti, Russia e Nazioni Unite.

Nel testo, Bruxelles rivendica di aver accompagnato la Siria “in ogni fase” del difficile passaggio post-Assad. A febbraio sono state sospese alcune sanzioni economiche e, lo scorso marzo, l’UE e gli Stati membri hanno promesso 3,4 miliardi di euro per far fronte alle esigenze umanitarie e socio-economiche. A novembre, inoltre, è stato organizzato a Damasco il primo “Dialogo nazionale”, con oltre 300 partecipanti, insieme alle autorità di transizione.

Un attivismo che viene presentato come prova di responsabilità e leadership internazionale, ma che solleva interrogativi politici non secondari. L’UE “accoglie con favore” gli impegni delle autorità di transizione per una transizione pacifica e inclusiva (ma la violenza settaria verso alawiti e cristiani dove la mettiamo Ursula?), tuttavia, nel comunicato non c’è alcun riferimento diretto al passato estremista della nuova leadership, né alle modalità con cui alcuni ex attori armati sono stati ricollocati ai vertici del potere.

Bruxelles ammette al tempo stesso “profonda preoccupazione” per le ondate di violenza esplose da marzo in varie aree del Paese e riconosce che senza un vero processo di dialogo nazionale, riconciliazione e giustizia di transizione non potrà esserci pace duratura. Ma questa consapevolezza appare in contraddizione con il sostegno politico e finanziario accelerato a un assetto di potere ancora fragile e controverso, mentre oltre 16,5 milioni di siriani continuano ad avere bisogno di assistenza umanitaria.

Nel comunicato si condannano inoltre le azioni militari straniere e si invoca il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale siriana, richiamando la risoluzione 497 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Un richiamo formale che, però, non scioglie il nodo centrale: chi garantisce davvero che la nuova Siria non sia il risultato di un compromesso geopolitico più che di un reale percorso democratico?

Negli ultimi 14 anni l’UE e i suoi Stati membri hanno mobilitato oltre 38 miliardi di euro in aiuti umanitari, allo sviluppo e alla stabilizzazione (pure sotto il dittatore Assad). Oggi, ancora, Bruxelles promette di continuare su questa strada, sostenendo le “aspirazioni” del popolo siriano a un futuro stabile, prospero e democratico. Ma l’impressione, sempre più diffusa, è che l’entusiasmo politico – incarnato anche dalla narrazione ottimistica della presidente von der Leyen – rischi di correre più veloce dei fatti riscontrabili sul campo, lasciando irrisolte le domande fondamentali su responsabilità, sicurezza e reale trasparenza della transizione siriana e dei miliardi di euro investiti.

foto Alexis Haulot Copyright: © European Union 2025 – Source : EP