Siria, Bruxelles promette trasparenza sui fondi Ue: ma restano dubbi su controlli e destinazione reale delle risorse
La Commissione europea difende la gestione dei finanziamenti destinati alla Siria e assicura che i fondi europei siano sottoposti a “rigorosi controlli e verifiche”. Ma le risposte fornite da Bruxelles alle interrogazioni di alcuni eurodeputati lasciano aperti diversi interrogativi sulla reale trasparenza nell’utilizzo delle risorse destinate alla transizione siriana.
A chiedere chiarimenti sono stati parlamentari dei gruppi Verdi, Sinistra e Renew Europe, che hanno sollevato dubbi sulle modalità di assegnazione del pacchetto finanziario da 620 milioni di euro annunciato all’inizio del 2026 dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per sostenere “una nuova Siria pacifica, inclusiva e sicura”.
Nel dettaglio, gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione come vengano stabilite le priorità nell’assegnazione dei fondi, quali strumenti garantiscano la tracciabilità delle risorse e in che modo Bruxelles assicuri un sostegno diretto alla società civile siriana, ai media indipendenti, alle organizzazioni femminili e alle iniziative locali.
Nella risposta ufficiale firmata dalla vicepresidente Dubravka Šuica, la Commissione spiega che il pacchetto comprende aiuti umanitari, programmi di ricostruzione socioeconomica e sostegno istituzionale. Di questi, 210 milioni di euro saranno destinati nel 2026 all’assistenza umanitaria, mentre altri 280 milioni sono in preparazione per il biennio 2026-2027.
Secondo Bruxelles, i nuovi programmi si concentreranno sul rafforzamento delle istituzioni siriane, sulla ripresa economica, sulla giustizia transitoria e sulla responsabilità per i crimini commessi durante il conflitto.
La Commissione sottolinea inoltre di voler sostenere il pluralismo politico e la società civile siriana. Viene citata, ad esempio, l’organizzazione del “Day of Dialogue” a Damasco, che avrebbe riunito oltre 350 rappresentanti della società civile, oltre a un bando da 13,5 milioni di euro dedicato alla libertà di espressione, alla giustizia e alla coesione sociale.
Tuttavia, le risposte dell’esecutivo europeo non chiariscono nel dettaglio quanto denaro sia stato effettivamente assegnato ai piccoli attori locali, ai media indipendenti o alle organizzazioni femminili rispetto ai grandi programmi infrastrutturali e istituzionali. Un punto che gli eurodeputati avevano esplicitamente sollevato.
Bruxelles insiste sul fatto che nessun fondo europeo venga trasferito direttamente alle autorità siriane e che tutte le risorse siano gestite attraverso organizzazioni internazionali, agenzie ONU e partner non governativi considerati affidabili. La Commissione afferma inoltre che ogni programma sia soggetto a procedure di audit e monitoraggio.
Nonostante queste rassicurazioni, il tema della trasparenza resta centrale. In un contesto fragile come quello siriano, segnato da frammentazione politica, tensioni regionali e forti interessi geopolitici, il rischio che parte dei finanziamenti finisca dispersa in strutture burocratiche internazionali o in reti poco controllabili continua ad alimentare perplessità all’interno dello stesso Parlamento europeo.
La strategia europea sulla Siria punta ufficialmente a sostenere una transizione inclusiva e democratica. Ma le richieste di maggiore chiarezza avanzate dagli eurodeputati mostrano come, anche a Bruxelles, cresca la pressione affinché l’utilizzo dei fondi europei venga reso più verificabile, tracciabile e concretamente accessibile ai soggetti della società civile che dovrebbero rappresentare il motore del cambiamento nel Paese.
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