Siria, bombe USA e silenzio dell’Occidente: il doppio standard orienta le relazioni internazionali.
Nel silenzio quasi totale delle democrazie occidentali, l’aeronautica militare statunitense ha condotto una nuova ondata di bombardamenti in Siria. Nessuna condanna, nessuna presa di posizione, nessuna “stigmatizzazione” ufficiale da parte di quegli stessi governi europei che, a ogni crisi internazionale, si ergono a paladini del diritto internazionale e ripetono come un mantra che “i confini non possono essere modificati con la forza”.
Eppure, sull’ennesima operazione militare americana non sostenuta dalla comunità internazionale – dopo Iran e Venezuela – non è stata spesa una sola parola critica. Un silenzio che pesa, soprattutto considerando che la Siria è oggi governata da al-Jolani, figura legata ad al-Qaeda, classificata per anni come terrorista e successivamente “ripulita” politicamente da Unione Europea, Russia e Stati Uniti.
Secondo quanto riportato dall’emittente Al Hadath, i caccia della US Air Force hanno colpito per la seconda volta in pochi giorni presunti obiettivi dello Stato Islamico nel nord del Paese. Le aree più colpite sarebbero quelle della provincia di Deir ez-Zor, oltre a basi e nascondigli situati nelle campagne di Homs e Raqqa e nei pressi di Tadmor, dove si trova il sito archeologico di Palmira. Gli Stati Uniti avevano precedentemente individuato almeno 50 obiettivi da colpire, anche se non è chiaro se tutti siano stati effettivamente bombardati.
Le operazioni, al momento, risultano sospese, mentre i velivoli statunitensi continuano a pattugliare lo spazio aereo siriano.
Il punto politico resta però intatto: quando a bombardare è Washington, i principi sbandierati dall’Occidente sembrano improvvisamente diventare flessibili. Se questo non è un esempio lampante di doppi standard, viene legittimo chiedersi quale lo sia.
foto Courtesy photo DOD
