Sinai, rischio chiusura per il Monastero di Santa Caterina: l’UE continua a finanziare regimi autoritari, ma brandisce il bastone solo con i Paesi “non allineati”.
Il Monastero di Santa Caterina, uno dei luoghi più sacri e antichi della cristianità, è al centro di un caso che solleva nuove polemiche sull’approccio dell’Unione Europea ai diritti fondamentali. Una sentenza emessa lo scorso 28 maggio dalla Corte d’Appello di Ismailia, in Egitto, ha messo in discussione la proprietà dell’antico monastero ortodosso – attivo senza interruzioni dal 456 d.C. – decretando la confisca di beni, reliquie sacre e terreni a favore dello Stato egiziano. Una decisione che, secondo osservatori e comunità religiose, rende di fatto impossibile la sopravvivenza operativa del monastero.
A sollevare la questione è stato l’eurodeputato Nikolas Farantouris (The Left), che in un’interrogazione alla Commissione europea ha denunciato il mancato rispetto di un accordo extragiudiziale tra Grecia ed Egitto volto a proteggere il monastero. L’intesa era stata raggiunta, ma il Cairo ha omesso di firmarla in tempo, lasciando via libera alla sentenza controversa.
La risposta di Bruxelles, firmata dall’alto rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, è stata all’insegna della cautela: “Stiamo seguendo da vicino gli sviluppi legati alla sentenza” e “le autorità egiziane ci hanno rassicurato sul rispetto dello status religioso del monastero”. Nessuna condanna esplicita, nessuna minaccia di sospensione dei fondi. Solo monitoraggio e dialogo… insomma, il solito approccio attendista e distaccato dell’Ue.
La vicenda si intreccia con un altro dossier cruciale: l’assistenza macrofinanziaria (MFA) da 4 miliardi di euro approvata dall’UE a favore dell’Egitto e i fondi per la transione verde da 5 miliardi di euro. Accordi che prevedono il vincolo al rispetto dello Stato di diritto, dei diritti umani e di meccanismi democratici trasparenti.
Ma nella pratica, come dimostra il caso del Monastero del Sinai, tali condizionalità appaiono più formali che sostanziali. Nonostante le preoccupazioni per la libertà religiosa e la tutela del patrimonio storico cristiano, Bruxelles continua a sostenere economicamente un governo che prende decisioni giudiziarie controverse e agisce – almeno in questo caso – in aperta contraddizione con i valori fondamentali europei.
Il contrasto è evidente se si guarda alla severità con cui la Commissione Europea ha brandito lo strumento di condizionalità nei confronti degli Stati membri considerati “non allineati” – come Ungheria, Slovacchia e Polonia – per presunte violazioni dello Stato di diritto. Ma quando si tratta di regimi autoritari extra-UE, spesso alleati strategici o economicamente rilevanti, l’approccio diventa improvvisamente più morbido.
Nel frattempo, cresce la mobilitazione delle comunità ortodosse e dei difensori dei diritti religiosi in Europa, che vedono nella sentenza egiziana un precedente pericoloso e un colpo diretto al pluralismo religioso nella regione. Il Monastero di Santa Caterina non è solo un sito sacro, ma anche un simbolo millenario di convivenza, custodito in una terra di confine tra fedi e culture.
