SIL, due anni persi e nessuna soluzione: il governo regionale si nasconde ancora dietro “le rovine del passato”.
Cosa è stato fatto in due anni per migliorare un Sistema Informativo del Lavoro che lo stesso governo regionale oggi ammette essere inadeguato e non funzionale? La risposta, al netto delle dichiarazioni difensive, è una sola: nulla.
Alla prima vera difficoltà, dopo aver ripetuto gli stessi errori già visti in passato, l’attuale Esecutivo regionale – il cosiddetto Governo dei migliori – sceglie la strada più comoda: giustificarsi. Non con soluzioni, ma con il solito scaricabarile, ricordando che “i problemi c’erano anche prima” e stigmatizzando oggi le stesse critiche che, non troppo tempo fa, venivano rivolte con forza alla Giunta Solinas per i bandi Resisto, Destinazione Lavoro e altri fallimenti analoghi.
La replica dell’assessora del Lavoro Desirè Manca alle osservazioni dell’ex assessora Alessandra Zedda sull’Avviso STA.BILE. si inserisce perfettamente in questo copione. Il messaggio politico è chiaro: nessuna responsabilità, solo eredità scomode.
In particolare, l’ex assessora al Lavoro della Giunta Solinas – fino alla sostituzione con Ada Lai – denuncia una gestione confusa e disomogenea del bando, evidenziando che alle imprese e ai professionisti è stato imposto dal sistema informatico l’obbligo di allegare l’Allegato 7a per inviare la domanda, nonostante l’Avviso lo indichi come non obbligatorio e le FAQ ufficiali lo prevedano in una fase successiva. Una contraddizione che ha generato confusione e ritardi nella gestione delle domande, con il rischio di disparità di trattamento tra i partecipanti.
Tradotto, dopo due anni di governo, sui bandi per il lavoro e le aziende attraverso il SIL ci si continua a nascondere dietro le “rovine del passato”.
È vero che il SIL presenta criticità note da anni. Ma è proprio questo il punto politico che l’attuale maggioranza evita accuratamente di affrontare: se i problemi erano noti, perché non sono stati risolti? Perché nessun intervento strutturale, nessuna riforma, nessun investimento decisivo su uno strumento che condiziona direttamente cittadini, imprese e politiche attive del lavoro? Cosa è stato fatto in quasi due anni? E’ così difficile mettere mano a una piattaforma digitale nel 2025? Non era forse questa la proposta di governo che doveva puntare sull’innovazione?
L’assessora Manca , nell’occasione, ha poi ricordato l’annullamento in autotutela dichiarando che l’anomalia attuale è di natura tecnica: “Si tratta di un problema informatico oggettivo, non di una scelta politica. Gli uffici hanno avviato le verifiche e valutano l’eventuale ritiro in autotutela per tutelare l’utenza”. Nel contempo, però, si dimentica di spiegare perché oggi, nel 2025, la Regione si trovi ancora una volta a valutare il ritiro di un avviso per malfunzionamenti informatici.
Cambiano i governi, ma il risultato è sempre lo stesso: bandi bloccati, imprese penalizzate e cittadini lasciati nell’incertezza.
La narrazione della “trasparenza” e del “senso delle istituzioni” si scontra così con una realtà fatta di annunci e giustificazioni, non di risultati. Rivendicare la tutela dell’utenza dopo l’ennesimo inciampo non basta più. Governare significa prevenire i problemi, non limitarne i danni quando esplodono.
La verità è che questa classe dirigente regionale non offre alcuna prospettiva. Né per il sistema pubblico, né per i cittadini, né per le imprese che attendono politiche del lavoro efficaci e strumenti funzionanti. Continuare a rifugiarsi nel confronto col passato è solo un modo per evitare di fare i conti con il presente.
E senza una svolta radicale, il futuro – per la Regione e per chi la vive e lavora – resta semplicemente bloccato su un sistema che non funziona.
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